Salute

Vaccini: in Italia a 'macchia di leopardo', ma ci si ammala meno

Presentati a Roma i dati del primo report 'Prevenzione vaccinale'

Roma, 19 giu. (AdnKronos Salute) - Regione che vai, vaccini che trovi. E' quello che avviene nel Bel Paese con l'offerta delle immunizzazioni, e la conseguenza di questa situazione 'a macchia di leopardo' è un rischio per la salute della popolazione pediatrica e adulta a seconda delle Regioni in cui si vive. E' quello che emerge dal primo report 'Prevenzione vaccinale' pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane e presentato oggi a al Policlinico Gemelli di Roma. Il report evidenzia una certa disomogeneità territoriale nell’offerta vaccinale, la necessità di riorganizzare i servizi e di migliorare la qualità delle informazioni e della comunicazione per consentire il passaggio da un regime di obbligatorietà a un regime di raccomandazione al fine di allinearsi alle politiche sanitarie di altri Paesi come per esempio Germania, Spagna e Regno Unito.

Ma non ci sono solo ombre. Dal rapporto emergono anche alcune luci: negli anni ci si ammala di meno della maggior parte delle malattie prevenibili con le vaccinazioni (per esempio morbillo ed epatite B) e si va sempre più diffondendo il valore economico-etico-sociale delle vaccinazioni. Ma - secondo gli specialisti - c’è molta strada da percorrere per ottenere il massimo dei benefici dalla prevenzione offerta dai vaccini oggi disponibili, sia nel lungo e medio periodo per la popolazione pediatrica, sia nel breve termine per la popolazione adulta e soprattutto anziana, da coinvolgere maggiormente nelle campagne vaccinali.

Nel documento emerge come l'offerta vaccinale sull’intero territorio risulta estremamente eterogenea. Un esempio è rappresentato dall’offerta da parte dei servizi vaccinali, introdotta nel 2007, della vaccinazione anti-Hpv alle ragazze nel 12esimo anno di vita, sia per le differenze temporali di avvio dell’offerta gratuita nelle singole Regioni o Province autonome, sia per il limite massimo di età oltre il quale la gratuità non è più prevista. Un altro esempio di disomogeneità è rappresentato, relativamente all’obbligatorietà delle vaccinazioni, dalla Regione Veneto che dal 2007 ha sospeso l’obbligo per tutti i nuovi nati a partire dal 1 gennaio 2008 e introdotto un sistema di monitoraggio semestrale al fine di verificare ed evidenziare, in tempi molto brevi, eventuali effetti sfavorevoli del provvedimento adottato, mantenendo inalterato il sistema di offerta gratuita da parte dei servizi vaccinali.

"L’obbligatorietà vaccinale è un tema molto discusso - afferma Maria Luisa Di Pietro, docente dell’Istituto di sanità pubblica dell’Università Cattolica di Roma e co-autrice del Report - e, se in passato poteva essere giustificata dallo status sociale e culturale che caratterizzava il nostro Paese, oggi l’attenzione dovrebbe essere spostata verso il dovere morale del cittadino e, più in particolare, dei genitori se riferito alle vaccinazioni per l’infanzia.

Diventa fondamentale la qualità dell’informazione basata sulle migliori evidenze scientifiche disponibili, le modalità comunicative e la formazione degli operatori sanitari, poiché sia le conoscenze scientifiche che le capacità comunicative e operative di esecuzione e di coordinamento sono basilari per giungere all’obiettivo cui tendono le vaccinazioni".

Eterogeneità nell’offerta delle immunizzazioni si riscontra nell’applicazione delle indicazioni del calendario vaccinale, presente nel Piano nazionale prevenzione vaccinale (Pnpv), rispetto al quale ogni singola Regione o Provincia autonoma può attuare adeguamenti o modifiche. Alcune società scientifiche e federazioni accreditate hanno elaborato il Calendario vaccinale per la vita, la cui ultima edizione del 2014 amplia l’offerta vaccinale rispetto a quanto riportato nel Pnpv, e che viene spesso utilizzato a riferimento delle modifiche normative proposte. Un esempio è l’inclusione del sesso maschile nei programmi vaccinali contro l'Hpv da parte di alcune Regioni (Puglia, Veneto, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Liguria).

"L'uso appropriato di vaccini - afferma Alessandro Solipaca, segretario scientifico di Osservasalute e co-autore del rapporto - determina la riduzione dei costi globali per la gestione delle patologie che gli stessi prevengono (dalle patologie infettive vere e proprie alle evoluzioni delle stesse nel tempo fino ad alcune patologie tumorali correlate), per cui fondamentale è l’allocazione delle risorse nel predisporre interventi preventivi finalizzati a evitare l’evento malattia e il ricorso al Ssn per finalità di cura".

Per quanto riguarda le malattie per le quali in Italia esiste l’obbligo vaccinale, i casi registrati sono pari a 0 per la poliomielite e la difterite e pari a 57 per il tetano (2011), mentre per l’epatite B, resa obbligatoria molto più tardi (2001), si registra una netta contrazione di casi stessi negli anni osservati (da 1.528 casi nel 2000 a 282 casi nel 2010, ossia -81,54%). Relativamente a tali patologie si registrano anche, a livello nazionale, valori di copertura ottimali in linea con l’obiettivo minimo stabilito nel vigente Pnpv (almeno il 95% entro i 2 anni di età).

I dati di notifica di morbillo, rosolia e parotite, per le quali la vaccinazione risulta raccomandata (vaccino combinato), mostrano diminuzioni molto consistenti. Per il morbillo: da 1.457 casi nel 2000 a 388 casi nel 2010 (-73,37%); parotite: da 37.669 casi nel 2000 a 534 casi nel 2010 (-98,58%); rosolia: da 2.605 casi nel 2000 a 47 casi nel 2010 – ossia (-98,20%). Nonostante la riduzione dei casi, però, la relativa copertura vaccinale non raggiunge ancora il valore ottimale (raggiungimento e mantenimento nel tempo di almeno il 95%) previsto dal Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita in vigore, ma anzi, dal confronto dei dati del 2013 con l’anno precedente, si osserva addirittura un decremento (-2,11%).

Oltre alle vaccinazioni tradizionalmente raccomandate, nel Pnpv è stata ampliata l’offerta vaccinale in tutto il Paese di nuovi vaccini che hanno dimostrato elevata efficacia nel prevenire alcune malattie infettive con grave decorso clinico (per esempio, infezioni invasive da meningococco) o malattie che, pur decorrendo nella maggior parte dei casi senza complicanze, hanno un’elevata incidenza (Varicella). Nel dettaglio, relativamente a queste malattie, il numero di casi notificati di infezioni da meningococco risultano in diminuzione, considerando l’arco temporale 2000-2010, da 189 casi nel 2000 a 54 casi nel 2010 (-72,16%). Analoga situazione di decremento si riscontra anche per la varicella: da 95.174 casi nel 2000 a 40.154 casi nel 2010 (-57,81%).

19 giugno 2015 ADNKronos
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