Vaccini e fake news: quattro bufale che sarebbe ora di lasciarsi alle spalle

Le infezioni arrivano sui barconi dei migranti? Dieci vaccinazioni obbligatorie sono inutili e dannose? Se l'hai sentito su YouTube, allora è vero? I luoghi comuni più resistenti e pericolosi in tema di immunizzazione, affrontati con l'aiuto di un esperto.

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Vaccini: uno strumento di salute pubblica fondamentale che troppo spesso viene strumentalizzato per conquistare consenso politico.|BSIP SA / Alamy / IPA

Sembra surreale dover ciclicamente tornare a ribadire l'importanza di una conquista fondamentale della medicina moderna - come se ogni mese occorresse difendere l'utilità degli antibiotici, dei trapianti, o dell'anestesia. Eppure è quanto accade, sempre più spesso, con i vaccini, ora che gli effetti di malattie come la polio (che grazie ai vaccini abbiamo debellato) non sono più visibili sulla popolazione: quasi che un traguardo salvavita potesse trasformarsi in opinione, e persino in una bandiera politica da agitare alla bisogna. In questa pagina, con l'aiuto dell'epidemiologo Pier Luigi Lopalco smontiamo punto per punto le bufale sulla salute che ancora troppi credono vere:

1. Dieci vaccinazioni obbligatorie sono troppe.
2. Gli immigrati portano le malattie.
3. I vaccini causano l'autismo (lo dice Youtube).
4. I medici non hanno bisogno di vaccinarsi.

Di salute e fake news (bufale) abbiamo scritto spesso, ma quali sono i falsi miti più diffusi e resistenti in tema di immunizzazione? Ne abbiamo parlato con Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e professore di igiene e medicina preventiva all'Università di Pisa, che abbiamo incontrato a Parigi in un recente meeting sul valore della vaccinazione per la sanità pubblica organizzato da Sanofi Pasteur.

 

«Il movimento antivaccinista iniziò subito dopo le scoperte di Edward Jenner: la differenza è che oggi può farsi sentire e diffondere paura», afferma Lopalco. «La corretta informazione, e provare ad abbassare il livello di ansia, sono parte della risposta».

 

1. Dieci vaccinazioni obbligatorie sono troppe.

Tanto per cominciare la decisione di quali siano le malattie dalle quali è necessario immunizzarsi non è una questione numerica: «La decisione di introdurre l'obbligo e per quali malattie farlo è puramente di politica sanitaria - chiarisce Lopalco. Spetta al Ministero della Sanità che può chiedere, ma non è obbligato a farlo, pareri tecnici al Consiglio Superiore di Sanità. La scelta cade su quelle malattie che rappresentano, per varie ragioni, una priorità sanitaria: il Ministero ha autonomia decisionale e si basa sulle evidenze e sui dati disponibili.

 

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Per curiosità, avete idea di come sarebbe il mondo senza Salk e il suo vaccino contro la poliomelite? | Camera Press/Contrasto

 

Inoltre, se le vaccinazioni imposte sono 10, le iniezioni effettive sono due. «Secondo il recente decreto sull'estensione dell'obbligo, le vaccinazioni obbligatorie sono diventate dieci: difterite, tetano, pertosse, poliomielite, haemophilus influenza (un batterio responsabile di infezioni localizzate soprattutto nel tratto respiratorio e alle meningi, ndr), epatite B, morbillo, parotite, rosolia e varicella. In pratica sono due vaccini, in quanto le prime sei malattie sono coperte da un vaccino esavalente e le ultime quattro da un vaccino quadrivalente - o, in alternativa, trivalente più una terza vaccinazione singola contro la varicella».

 

«Queste dieci vaccinazioni, in Italia, rappresentano solo una parte dell'offerta vaccinale per l'infanzia. Altre vaccinazioni non sono obbligatorie, ma non per questo sono meno importanti! Penso ad esempio a tutte quelle incluse nel Piano Nazionale di Prevenzione vaccinale, come pneumococco, meningococco, Papilloma Virus Umano, rotavirus».

Focus 309, luglio 2018
Luglio 2018, : Perché c'è ancora chi ha paura dei vaccini? Perché abbiamo dimenticato quanto sono gravi le malattie che prevengono. Ve lo raccontiamo sul numero 309 di Focus (vedi l'anteprima), nel quale smontiamo le principali fake news sui vaccini.

2. Gli immigrati portano le malattie.

Uno degli spauracchi più spesso agitati accosta il timore di malattie (dalle quali, paradossalmente, non ci si vuole vaccinare) al tema dell'immigrazione: «Nel movimento antivaccinista slogan del tipo "state pensando ai nostri figli mentre ci invadono gli immigrati, vaccinate prima loro", esistono già da tempo», commenta Lopalco. «Il problema dell'immigrato che porta le malattie non esiste. Nel momento in cui si entra nel nostro Paese i controlli sono stringenti. Non solo: le popolazioni immigrate accettano le vaccinazioni molto più facilmente delle popolazioni residenti. Può esistere il caso di una famiglia immigrata senza copertura sanitaria che viva in condizioni di semi-clandestinità e abbia copertura una vaccinale più bassa, ma questo non è un problema di accettazione: in questi casi è il sistema sanitario che non riesce a identificare e raggiungere queste situazioni.»

 

Da scartare è anche l'idea che infezioni esotiche e dal potenziale pandemico possano spostarsi via mare, portate da rifugiati in fuga: «Le pandemie si muovono con i flussi migratori, è vero, ma di certo non con le barche dei clandestini», afferma Lopalco. «La popolazione che viaggia coi barconi ha superato una "selezione naturale" impietosa e ha un livello di salute più alto della media: sono persone sopravvissute a un viaggio nel deserto di settimane, sufficiente a superare il periodo di incubazione di qualunque malattia infettiva. Se qualcuno dovesse avere morbillo o la varicella, per esempio, di certo non li porterebbe in Italia: gli passerebbe prima. In questo senso, ad arrivare è la popolazione più sana. Altre malattie, come la tubercolosi, sono invece oggetto di screening in Italia.»

 

«Dovrebbe essere chiaro a tutti che la sanità pubblica ha ben presenti queste situazioni: si conoscono, sono oggetto di studio, si sa quali malattie possono arrivare, e tutte queste malattie sono controllate con piani di screening all'ingresso. Se si concedesse alla sanità pubblica la fiducia che merita, tante questioni non sorgerebbero.»

3. I vaccini causano l'autismo (lo dice Youtube).

Nel nostro Paese, e non solo, il generale clima di sfiducia nelle istituzioni si riflette anche nei temi della comunicazione medico scientifica. «Lo abbiamo verificato in uno studio su vaccini, web e fake news da poco pubblicato, che ha preso il via da un fatto molto strano», racconta Lopalco. «Nel 2012 in Italia accadde qualcosa che fece calare le coperture vaccinali, in particolare quella per morbillo-parotite-rosolia, la MPR. Google Trends, che mostra le tendenze di ricerca di tutto il mondo, evidenziava nello stesso periodo un'impennata di ricerche su vaccini e autismo: mentre in tutto il resto del mondo questa associazione stava perdendo importanza, da noi in Italia cresceva.»

 

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Il morbillo è molto più di un sfogo esantematico: questa malattia azzera la memoria del sistema immunitario, lasciandolo vulnerabile ad altre infezioni anche per tre anni. | LAIF/Contrasto

 

Che cosa è successo in Italia nel 2012? Quello fu l'anno della sentenza del Tribunale di Rimini che accordava un risarcimento a una famiglia con figlio autistico, dopo che un consulente aveva ipotizzato un rapporto di causa-effetto tra il vaccino trivalente, l'MPR, e la malattia: la sentenza fu poi ribaltata nel 2015, ma intanto... «In Italia questo fatto causò un'impennata delle ricerche su vaccini e autismo, e all'aumentare delle ricerche, scese anche la copertura vaccinale per il morbillo: quella che osservammo era soltanto una correlazione, ma comunque molto evidente», spiega Lopalco.

 

«Ci siamo allora messi nei panni di un genitore che in quel periodo cercasse online notizie su vaccino e autismo: che cosa avrebbe trovato? Su YouTube, dal 2012 e almeno fino al 2015, erano presenti esclusivamente video antivaccinisti, che propagandavano le idee di Wakefield. Era l'unica presenza in Rete per la chiave di ricerca vaccini-autismo: non c'era nessun video scientifico. A partire dal 2015 e fino al 2017 è invece aumentata la presenza di istituzioni e scienziati che si sono messi in Rete a fare controinformazione: è davvero curioso che la "controinformazione" debba essere quella della medicina ufficiale. Ma fino al 2012 Internet, almeno in Italia, è stato terreno esclusivo delle lobby antivacciniste.»

4. I medici non hanno bisogno di vaccinarsi.

Un altro tema oggetto se non di disinformazione quanto meno di superficialità riguarda il ruolo degli operatori sanitari nella trasmissione delle malattie dalle quali ci si vaccina. Sempre più spesso, infatti, i casi di morbillo riguardano proprio operatori sanitari e personale che lavora in ambito ospedaliero.

 

Perché accade? «In Italia ci sono tanti adulti di 30, 40 e 50 anni che non hanno mai avuto il morbillo e che non sono stati vaccinati da bambini. Se un quarantenne lavora in ufficio non ha grossi problemi, ma se è un operatore sanitario è maggiormente esposto all'infezione, e può trasmettere a sua volta la malattia alla popolazione con cui entra in contatto. Si tratta fondamentalmente di un problema anagrafico, che si aggiunge al fatto che tra gli operatori sanitari (come anche tra gli insegnanti) non c'è mai stata una politica di vaccinazione attiva, e non si è mai pensato di offrire vaccini a quarantenni.»

 

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Una corretta informazione sulle vaccinazioni, fatta con un linguaggio semplice e diretto, sui social e non soltanto attraverso i canali istituzionali: questa è una delle caratteristiche di #PerchéSì, un laboratorio di idee per promuovere una cultura positiva sulle vaccinazioni organizzato da Sanofi Pasteur e rivolto a università, centri di ricerca, associazioni, società scientifiche, Asl e distretti sanitari. Hanno vinto BFree, un progetto multimediale su vaccini e prevenzione della Federazione Italiana Medici Pediatri e VaxMeApp, una campagna sviluppata da un team di studenti universitari e rivolta ai millennial, che integra video ironici e virali in tema di immunizzazione. | Sanofi Pasteur

 

Come possiamo migliorare le cose? Il confronto in Internet si presta facilmente alla polarizzazione di opposte posizioni: rispondere punto per punto (il cosiddetto debunking puro) a chi ha già un'opinione molto netta spesso non serve a niente. «Anzi, rischia addirittura di risultare controproducente», afferma Lopalco: «è un fenomeno noto in psicologia come backlash effect, ossia "questo mi rafforza nella mia convinzione". Piuttosto, dobbiamo metterci nei panni di quelle persone che su Internet si avvicinano al tema vaccini in maniera neutrale, ossia la maggior parte della popolazione, e rivolgerci a loro: è importante fare in modo che, statisticamente, la gente trovi le pagine che danno una buona informazione.»

Un ruolo fondamentale è affidato a figure di mediazione che già esistono, ma che sempre di più vengono delegittimate: «Puntare sui medici di famiglia, per esempio, e fare in modo che chi ha dubbi in tema di salute non vada a cercare su Internet, ma si rivolga a loro. Si sta già facendo qualcosa - per esempio con l'iniziativa dell'ordine dei medici Dottore, ma è vero che...?, tuttavia non si può puntare soltanto sulla comunicazione istituzionale: bisogna dialogare con associazioni di genitori, famiglie, e persone che non abbiano necessariamente a che fare con il governo».

 

28 Giugno 2018 | Elisabetta Intini