Salute

Il dirompente effetto dei vaccini anti-covid in Italia

La netta riduzione di contagi, ricoveri e decessi dovuta ai vaccini emerge chiaramente dai dati dell'Istituto Superiore di Sanità: avanti tutta.

Forse avete già letto o sentito la notizia nel fine settimana, ma vale la pena ritornarci con maggiore calma e più informazioni: a segnalare l'uscita dal tunnel della CoViD-19 sono, come sempre, i dati, e per una volta quelli molto positivi non arrivano da Israele o dal Regno Unito, ma dall'Italia.

I vaccini anti-covid stanno facendo crollare i dati su contagi, ricoveri e decessi da SARS-CoV-2 nel nostro Paese, come rileva la prima analisi congiunta (qui il report in pdf) dell'anagrafe nazionale vaccini e della sorveglianza integrata CoViD-19 coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute.

Gli effetti nel mondo reale. Nel rapporto, che comprende i dati su 13,7 milioni di persone vaccinate e si concentra su un periodo che va dal 27 dicembre 2020 (giorno di avvio della campagna vaccinale in Italia) al 3 maggio 2021, emerge che il rischio di infezione da nuovo coronavirus nei vaccinati diminuisce progressivamente a partire da due settimane dopo il vaccino, fino a stabilizzarsi a circa 35 giorni dalla somministrazione della prima dose. Dopo questo periodo di tempo si osserva una riduzione di circa dell'80% per il rischio di diagnosi, del 90% per il rischio di ricovero e del 95% per il rischio di decesso, effetti simili negli uomini e nelle donne e riscontrati in diverse fasce di età.

Alcune precisazioni sul metodo. Tra le persone considerate nello studio, il 95% dei vaccinati con vaccino di Pfizer o Moderna aveva completato il ciclo vaccinale (attenendosi alle somministrazioni di due dosi a distanza di 21 e 28 giorni rispettivamente), mentre per i vaccinati con AstraZeneca, che prevede un intervallo più lungo tra le due dosi, nessuna delle persone incluse nello studio aveva ancora ricevuto il ciclo completo.

Lo studio era finalizzato a valutare il tasso di incidenza della diagnosi di infezione da covid, di ricovero o decesso nelle persone che avevano ricevuto almeno una dose di qualunque vaccino, senza mai aver contratto la covid in precedenza e comunque dopo un periodo sufficiente di osservazione per poter escludere il rischio di uno di questi eventi.

Per esempio la stima dell'incidenza di diagnosi è stata calcolata sulle persone che avevano ricevuto la prima dose del vaccino fino al 4 aprile 2021 e l'eventuale tampone positivo entro il 18 aprile 2021, per tener conto sia dei 14 giorni necessari per sviluppare i primi anticorpi grazie ai vaccini, sia dei tempi di incubazione di un'eventuale infezione nonché di notifica della diagnosi. Per ricoveri e decessi sono stati considerati periodi di accertamento ancora più lunghi.

Un crollo di contagi, forme gravi e decessi. Come si legge nel documento, «l'incidenza di diagnosi di CoViD-19 nelle due settimane successive alla prima dose di qualsiasi vaccino è stata di 2,90 per 10.000 giorni-persona (il tasso di incidenza si calcola esprimendo il denominatore in termini di persone per unità di tempo, ndr) che si riduce a 1,33 nel periodo superiore a 15 giorni dalla prima dose. Tale riduzione si osserva anche stratificando per genere, area geografica, categorie prioritarie di vaccinazione e periodo di calendario, e risulta ancora più evidente se si considera la gravità nei 30 giorni successivi alla diagnosi. L'incidenza di ricovero passa da 0,44 a 0,18 per 10.000 giorni persona, quella dei decessi da 0,18 a 0,04 per 10.000 giorni persona».

L'età mediana delle persone vaccinate e con diagnosi è di 57 anni, quella dei ricoverati in seguito a diagnosi di covid di 84 anni, quella dei deceduti di 87 anni. «Questi dati - ha detto il Presidente dell'Iss Silvio Brusaferro - confermano l'efficacia delle vaccinazioni e della campagna vaccinale, e la necessità di raggiungere presto alte coperture in tutta la popolazione per uscire dall'emergenza grazie a questo strumento fondamentale».

17 maggio 2021 Elisabetta Intini
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