Scienza

Vaccini anti-influenzali e morti sospette: che cosa c'è da sapere

Esiste un legame tra la loro somministrazione e i decessi registrati? Quali lotti sono stati ritirati? Che cosa deve fare chi è stato da poco vaccinato? Ma soprattutto, c'è da preoccuparsi?

L'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha disposto il divieto di vendita di due lotti del vaccino antinfluenzale Fluad, della casa farmaceutica Novartis, dopo i decessi sospetti di tre persone a cui era da poco stato somministrato.

La misura è stata presa in via cautelativa per garantire la sicurezza dei consumatori, ma c'è il rischio concreto che questa vicenda susciti ingiustificati allarmismi. Vediamo che cosa c'è da sapere in proposito per evitare inutili psicosi.

Che cosa è accaduto? Tre persone, due di Siracusa (Sicilia) e una di Termoli (Molise) sono morte nei giorni scorsi dopo aver ricevuto una somministrazione del vaccino anti-influenzale dal medico di base. Uno dei due pazienti siciliani, di 68 anni, è morto per un evento cardiovascolare un'ora circa dopo aver assunto il farmaco; gli altri due, un siciliano di 87 anni e una molisana di 79, sono deceduti entro 48 ore dalla somministrazione, per un'infiammazione del sistema nervoso centrale, (un'encefalite-meningite).

Tutti e tre i pazienti erano anziani, e due soffrivano di patologie pregresse: glicemia alta e problemi alla tiroide. I decessi sono avvenuti tra il 12 e il 18 novembre scorsi. Ci sarebbe poi un quarto caso sospetto di una 92enne molisana ricoverata in stato comatoso a 48 ore dalla somministrazione, ma poi dimessa dopo 10 giorni.

Quali sono i lotti sospetti? I lotti su cui cade il divieto sono i numeri 142701 e 143301 del vaccino anti-influenzale Fluad di Novartis Vaccines and Diagnostics, prodotti a Siena e in commercio in Italia da più di 10 anni. Il farmaco è finora stato utilizzato con successo, in milioni di dosi, per proteggere i soggetti più debilitati (anziani, donne incinte, malati cronici, personale sanitario) dalle complicazioni dell'influenza stagionale, senza che la sua efficacia o sicurezza siano mai state messe in dubbio. I lotti (460 mila dosi sui 4 milioni in commercio) erano destinati solo alle Asl e ai medici di base, e non erano distribuiti in farmacia.

Cosa è andato storto? Non esistono per ora prove scientifiche che mettano in relazione i decessi con la somministrazione dei vaccini, perché i numeri sono statisticamente troppo bassi e le persone molto anziane e debilitate. L'Aifa ha disposto il divieto di utilizzo proprio per verificare le dinamiche dei fatti. Una possibile ipotesi è che ci sia stata la presenza di un contaminante in fase di produzione.

Che cosa si deve fare? Tutti i decessi sono avvenuti entro le 48 ore dalla somministrazione: passata questa soglia, posto che si abbia usufruito di un vaccino Fluad appartenente a questi due lotti, non ci sarebbero più rischi, specifica l'Aifa.

L'agenzia invita i pazienti che hanno in casa dosi del farmaco a verificare il numero di lotto e contattare il medico di base se corrisponde ai due lotti ritirati. Chi dovesse aver assunto il vaccino da questi 2 lotti da meno di due giorni è invitato a rivolgersi al medico curante se dovesse avvertire sintomi sospetti.

Ci sono precedenti? Nell'autunno 2012 quattro vaccini prodotti da Novartis, tra cui il Fluad, erano stati temporaneamente ritirati in via cautelativa per problemi legati alla qualità. Dopo i dovuti controlli erano stati riammessi per assenza di difetti.

C'è da preoccuparsi? No. I vaccini sono sicuri, e i decessi in seguito alla loro somministrazione sono eventi rarissimi, che colpiscono in genere soggetti anziani e già debilitati, e sono in genere legati a uno choc anafilattico. Puntare il dito contro "i vaccini", prima che si conoscano le cause dei decessi è un atteggiamento inutile e dannoso: i vaccini sono una delle più grandi conquiste della scienza medica dell'ultimo secolo, e al loro avvento si deve la drastica riduzione di morti per malattie infettive (vedi lo speciale su Salk, l'uomo che con un vaccino sconfisse la poliomelite).

di influenza si muore? Ancora oggi l'influenza stagionale uccide ogni anno circa ottomila italiani, e di questi l'80% ha più di 65 anni (il dato è emerso durante il convegno sulle vaccinazioni in Europa promosso dal ministero della Salute italiano nell'ambito del semestre italiano di presidenza europea). La copertura vaccinale, che in Italia è offerta gratuitamente ai soggetti a rischio, non raggiunge ancora l'obiettivo minimo del 75% auspicato dall'Organizzazione mondiale della sanità.

Ma allora hanno ragione quelli contro i vaccini? Il pericolo che si corre sempre con i vaccini, quando sono efficaci, è che nessuno si ricorda quanto fossero terribili le malattie che prevengono. E così tanti sono demotivati a vaccinarsi. O peggio: sovrastimano i possibili effetti collaterali che - rispetto ai benefici - sono minimi e sempre sotto controllo.

Putroppo però, chi si oppone ai vaccini non può essere convinto del contrario con ragionamenti logici, prove scientifiche e campagne di informazione inappuntabili. Il meccanismo psicologico che scatta in questi casi è semplice e subdolo allo stesso tempo: si mettono in atto strategie cognitive solo per confermare le proprie convinzioni, anche a dispetto delle evidenze. E si vedono complotti ovunque.

Per questo le campagne di informazione possono risultare inefficaci e persino controproducenti, come ha recentemente dimostrato uno studio scientifico condotto negli Usa e pubblicato sulla rivista Pediatrics.

28 novembre 2014 Elisabetta Intini
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