Salute

Più vaccini anti-covid, meno ventilatori polmonari

I vaccini anti-covid riducono al minimo i casi gravi di covid e con essi anche la necessità di ricorso alla terapia intensiva: lo studio in Israele.

Un conto è entusiasmarsi per i risultati dei vaccini anti-covid in studi clinici controllati, un altro è vedere il loro dirompente effetto nel mondo reale. Da Israele, Paese che per primo ha immunizzato un numero rilevante di cittadini grazie a un accordo con Pfizer-BioNTech, arrivano dati sugli effetti dei vaccini sulle forme più gravi di CoViD-19, analizzati osservando un indicatore impossibile da fraintendere: il ricorso dei pazienti a ventilatori polmonari.

In base allo studio, dopo che Israele aveva vaccinato più di tre quarti degli adulti over 70 anni contro il coronavirus SARS-CoV-2, la necessità di ventilazione meccanica tra i pazienti covid è scesa in modo vertiginoso, una prova ulteriore dell'efficacia dei vaccini nel prevenire le forme serie, gravi o letali di CoViD-19.

In terapia intensiva. Israele ha avviato la campagna vaccinale con il vaccino a mRNA di Pfizer-BioNTech a dicembre 2020, dando la priorità a over 60, lavoratori sanitari e pazienti con condizioni di salute pregresse. A febbraio 2021, l'84% delle persone con più di 70 anni aveva ormai ricevuto la seconda dose di vaccino. Per "pesare" l'efficacia della campagna vaccinale sulle forme gravi di covid, gli scienziati della Ben-Gurion University del Negev, dell'Università di Tel-Aviv e del Maccabi Healthcare Services di Tel-Aviv hanno messo a confronto la percentuale di over 70 bisognosi di ventilazione polmonare a causa della covid con quella di under 50 con le stesse necessità. Il secondo gruppo è stato scelto come termine di paragone, perché a febbraio la percentuale di vaccinati con seconda dose in questa fascia di età era ancora del 10% soltanto. 

Una riduzione netta. Prima dell'avvio della campagna vaccinale, tra ottobre e dicembre 2020, il numero mediano (che è il valore centrale di una successione di dati numerici, ndr) giornaliero di over 70 israeliani bisognosi di ventilazione meccanica era di 84, e quello dei pazienti covid con 50 anni o meno, di 15: un rapporto di 6 a 1. A febbraio, grazie alla campagna vaccinale, il rapporto era di 2 a 1 (un calo del 67%). Grazie all'effetto dei vaccini, nell'ultima settimana di gennaio 2021, il numero mediano di pazienti anziani sottoposti a ventilazione polmonare aveva cominciato a calare; quello di under 50 nella stessa condizione era invece ancora in crescita (perché i giovani erano ancora poco coperti dai vaccini, e perché i virus hanno comunque pur sempre bisogno di ospiti). 

I dati sono coerenti con le altre evidenze preliminari nel mondo reale che mostrano una riduzione consistente dei casi gravi di covid, dei decessi e della carica virale nella popolazione vaccinata. La campagna vaccinale è l'unica via di uscita dalla pandemia che è ancora, se abbandoniamo una prospettiva eurocentrica, in piena espansione nel mondo.

5 maggio 2021 Elisabetta Intini
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