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La "nazionale" degli anticorpi in campo contro la COVID-19

I più potenti anticorpi selezionati nei pazienti guariti potrebbero essere clonati e usati come trattamento contro la Covid-19: è la rivisitazione di una vecchi a tecnica.

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Il plasma dei convalescenti da COVID-19 si sta rivelando uno strumento prezioso nella lotta al coronavirus SARS-CoV-2. |

Usare, nella terapia di pazienti COVID-19, il plasma di chi è già guarito, è l'idea alla base di uno dei trattamenti sperimentali sui quali la ricerca - anche italiana - sta investendo. Ma non tutti i pazienti convalescenti hanno sviluppato anticorpi ugualmente potenti: nel tentativo di rimodulare in chiave moderna questa terapia conosciuta dalla fine del XIX secolo, un gruppo di ricercatori del Rockefeller University Hospital di New York sta cercando di selezionare i più efficaci anticorpi neutralizzanti - la crème de la crème delle difese schierate dal sistema immunitario contro il coronavirus SARS-CoV-2. L'obiettivo è arrivare a clonare queste proteine e utilizzarle contro la COVID-19, come cura o protezione.

L'ago nel pagliaio. Il progetto spiegato in un articolo su New Atlas è una sorta di caccia al tesoro a tempo: si tratta di individuare, tra i pazienti guariti da COVID-19, quelli che i medici chiamano "neutralizzatori d'élite": una minoranza di persone che hanno combattuto l'infezione talmente bene da avere anticorpi sfruttabili come terapia. Anche tra chi è guarito dalla COVID-19 è presente una grande variabilità nei livelli degli anticorpi neutralizzanti contro il SARS-CoV-2. In alcune persone sono così bassi che il plasma (la parte liquida del sangue più ricca di proteine) è praticamente inattivo; in altri invece il plasma ha un effetto neutralizzante molto potente.

 

Una percentuale ancora più piccola di questa minoranza, pari forse al 5% dei donatori, presenta alti livelli di anticorpi neutralizzanti assai potenti: è in questi campioni che si andrà a caccia degli anticorpi largamente neutralizzanti (bNABs), missili di precisione contro il virus che potrebbero essere clonati e somministrati sia come prevenzione per i lavoratori più a rischio, sia come terapia per i pazienti COVID.

Un approccio già noto. Per isolare le cellule immunitarie che producono i bNAbs, i ricercatori introducono una proteina virale fluorescente nel campione di sangue. Le cellule che producono i più potenti anticorpi abboccano all'amo e si mostrano. La tecnica è stata già sfruttata per sviluppare anticorpi contro altre malattie infettive dal potenziale epidemico, come la malaria, l'influenza, l'epatite, Zika, ma soprattutto l'AIDS: sono in corso i primi trial per capire se un trattamento a base di anticorpi altamente neutralizzanti possa sopprimere il virus dell'HIV nei pazienti infetti, e i primi risultati sono incoraggianti.

 

A che punto siamo? Isolare e clonare gli anticorpi bNAbs contro la COVID-19 è un'operazione che si può compiere in pochi giorni. Nel giro di un mese dovrebbe essere possibile ottenere le prime scorte dei più promettenti antibiotici da testare in trial clinici. L'obiettivo è arrivare a un trattamento che possa contenere i danni nei mesi che ci separano da un vaccino efficace.

 

24 aprile 2020 | Elisabetta Intini