Salute

Una banca mondiale dei microbi intestinali per proteggere la salute pubblica

Un team di scienziati ha lanciato un appello per costituire una cassaforte mondiale del microbiota, che includa i "batteri buoni" delle popolazioni più remote della Terra. L'equivalente della Global Seed Vault, per assicurare la futura salute dell'umanità.

Un'Arca di Noè dei microrganismi che abitano l'intestino umano, o che dovrebbero abitarlo se non fossero minacciati dal ricorso sistematico ad antibiotici, da una dieta ricca di cibi lavorati e dalla vita asettica di città: ne sentono la necessità alcuni scienziati che, in un articolo pubblicato su Science, lanciano un appello per la costituzione di una banca mondiale del microbiota.

Proprio come la cassaforte mondiale dei semi in Norvegia, questo prezioso archivio dovrebbe raccogliere e proteggere gli organismi benefici per la nostra salute, prelevandone campioni dalle popolazioni più remote della Terra, dove ancora proliferano indisturbati: la flora batterica intestinale delle comunità di cacciatori-raccoglitori dell'Amazzonia è, per esempio, due volte più ricca e complessa di quella di un americano medio.

A caccia di batteri: tra le isolate popolazioni amazzoniche. © Survival International/Youtube

Ospiti graditi. Il microbiota umano e il suo patrimonio genetico collettivo, il microbioma, includono migliaia di miliardi di batteri, virus, funghi, archei (organismi unicellulari senza nucleo) trasmessi di generazione in generazione, che contribuiscono alla nostra salute in molti modi diversi. Influenzano i processi di nutrizione, il sistema immunitario, l'attività ormonale, la capacità di assorbimento dell'intestino, i processi neurochimici. Studi su modelli animali hanno dimostrato l'esistenza di una relazione causale tra alterazioni del microbiota e condizioni come obesità, asma, allergie, diabete giovanile, autismo.

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Gli archei (Archaea) sono microrganismi elementari le cui cellule sono senza nucleo (procarioti): nel cosmo dei micorganismi, sono i più antichi. Scoperti alla fine degli anni '70, sono stati trovati in tutti gli habitat. Le relazioni di parentela (filogenesi) ed evolutiva tra procarioti (archei e batteri) ed eucarioti, i due domini in cui sono suddivisi gli organismi viventi, non sono tutt'oggi chiare: recenti studi ipotizzano che gli archei siano all'origine della nascita delle cellule eucariote, il dominio della vita che include gli organismi dotati di nucleo, ossia gli unicellulari (protisti) e i multicellulari (le piante, i funghi, gli animali e quindi noi stessi). Vedi Earth Microbiome Project. © Focus.it / img. WikiMedia

Minacciati. L'industrializzazione è associata alla perdita di parte di questi batteri, attraverso cibo e acqua molto raffinati e poveri di batteri, la somministrazione di antibiotici prima e dopo la nascita, l'abbondanza di cesarei (in cui "salta" il passaggio del neonato nel canale del parto, e il conseguente bagno di batteri materni), e un rapporto al contagocce con la natura. La perdita di diversità nella flora intestinale cui siamo sottoposti ricorda le pressioni sull'ecologia globale dovute ai cambiamenti climatici. E con oltre il 50% della popolazione mondiale che vive nelle città, il problema è destinato a peggiorare.

Eredità. Gli scienziati della Rutgers University e dell'Università di San Diego pensano che in futuro potrebbe essere possibile prevenire parte delle malattie moderne reintroducendo alcuni dei microbi perduti. Occorrono uno sforzo internazionale e importanti finanziamenti per raccogliere campioni dalle popolazioni remote e archiviarli in un progetto internazionale pensato per le generazioni future, come quello della Global Seed Vault.

L'idea è trasmettere ai nostri discendenti un patrimonio il più possibile fedele a quello tramandato dai nostri avi per 200 mila anni. Qualche parziale database esiste già, ma raccoglie per lo più il microbioma di popolazioni occidentali, usato a scopi clinici o di ricerca.

12 ottobre 2018 Elisabetta Intini
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