Salute

Un vaccino a mRNA contro future pandemie di influenza

Un vaccino a mRNA contro tutti e 20 i tipi di influenza A e B noti, molti per ora diffusi soltanto negli animali, ha dato risultati promettenti.

Un vaccino che sfrutta la stessa tecnologia usata per i più efficaci vaccini anti-covid (che sono valsi ai loro ideatori il premio Nobel per la medicina 2023) potrebbe un giorno proteggerci da nuove minacce pandemiche. Il prototipo ancora sperimentale di un vaccino a mRNA pensato per proteggere da tutti e 20 i ceppi noti di influenza sembra stimolare una risposta immunitaria assai efficace negli animali in cui finora è stato testato. Se i risultati descritti su Science fossero confermati anche sull'uomo, potremmo avere uno strumento in più a disposizione per difenderci dal più trasformista tra i virus respiratori.

Venti vaccini in uno. Gli scienziati dell'Università della Pennsylvania guidati da Scott Hensley hanno collaborato con Drew Weissman, pioniere dei vaccini a mRNA, per sviluppare un vaccino multivalente che prenda di mira tutti i sottotipi di influenza noti, la maggior parte dei quali circolante per ora soltanto negli animali. L'obiettivo non è bloccare sul nascere ogni infezione e nemmeno sostituire gli annuali vaccini antinfluenzali, ma piuttosto creare una memoria immunitaria il più ampia possibile per scongiurare i casi gravi e i decessi dovuti a questa famiglia di virus.

«Immaginate se la popolazione mondiale fosse preparata ad affrontare ogni sottotipo di influenza» ha spiegato Hensley in un'intervista. «Potremmo riuscire a prevenire la malattia grave e la morte per una qualunque pandemia influenzale, incluso un ceppo in cui ci imbatteremo in futuro. Non sarebbe grandioso?».

Minacce potenziali. Nell'uomo circolano due tipi di influenza A (H1N1 e H3N2) e due lignaggi di influenza B (Victoria e Yamagata). Ma il virus dell'influenza prolifera in molte forme negli uccelli, nei maiali e in altri animali, pronto in ogni momento ad acquisire mutazioni favorevoli per infettare l'uomo: un passaggio di specie impossibile da prevedere e dal quale non saremmo protetti. Ogni anno centinaia di milioni di persone si ammalano di influenza: in una normale stagione influenzale muoiono tra le 290.000 e le 650.000 persone, ma gli effetti di un'eventuale nuova pandemia su larga scala innescata da virus del tutto inediti per l'uomo sono sotto gli occhi di tutti.

Ampia gamma di anticorpi. Il nuovo vaccino a mRNA ha come obiettivo l'emoagglutinina, una proteina presente sulla superficie dei virus dell'influenza che si attacca alle cellule e innesca l'infezione: i 18 tipi di emoagglutinina dell'influenza A e i due dell'influenza B. Quando è stato testato nei topi e nei furetti (i migliori modelli animali per gli studi sull'influenza umana) ha sollecitato la produzione di anticorpi distinti e diretti contro tutte e 20 le versioni dell'influenza, una protezione rimasta a livelli costanti per 4 mesi - un periodo considerato lungo per la durata di vita di questi animali.

Assoluzione. Non solo. Pur non offrendo un'immunità sterilizzante, ossia la protezione anche dal semplice contagio, il vaccino ha protetto efficacemente da casi gravi e morti sia gli animali in precedenza esposti al contagio di virus influenzali, sia quelli che non avevano mai incontrato l'influenza in vita loro.

Questo suggerisce che il vaccino possa permetterci in futuro, di non preoccuparci di un fenomeno chiamato "peccato originale antigenico", ossia il fatto che il primo virus influenzale che incontriamo nel corso della vita condiziona tutte le future risposte immunitarie. In altre parole siamo meglio preparati a rispondere ai virus che abbiamo incontrato per primi durante l'infanzia: perciò una stagione influenzale in cui domina il virus H3N2 sarà più preoccupante per gli anziani venuti dapprima in contatto con il virus dell'influenza H1N1.

Nati pronti. Il nuovo vaccino è parso appunto indifferente alle precedenti esposizioni all'influenza, un fatto che oltretutto di solito può influenzare la risposta ai vaccini antinfluenzali convenzionali. Gli scienziati stanno ora progettando i trial clinici sull'uomo, con la speranza un giorno di scatenare una memoria immunitaria a lungo termine contro ogni tipo di influenza e in ogni fascia di età, a cominciare dai bambini piccoli, il cui sistema immunitario deve ancora subire un imprinting: l'idea è allenarlo già da subito con gli stimoli per combattere ogni possibile virus influenzale che potrebbe saltare di specie nel corso della loro vita, per proteggerli da future pandemie.

Dubbi. Anche se il candidato vaccino è stato giudicato dagli esperti molto interessante e indicativo delle potenzialità della tecnologia a mRNA, rimangono diverse domande aperte. Le autorità regolatrici accetteranno di investire in un vaccino contro patogeni che ancora non interessano la nostra specie? Come confermare l'efficacia di questi vaccini nell'uomo (a parte misurando gli anticorpi) se molti dei patogeni che prendono di mira circolano solo negli animali? E come ridurre al minimo gli effetti indesiderati del preparato che si suppone, dato il numero elevato di proteine-obiettivo, possa indurre reazioni avverse più forti degli altri vaccini?

30 novembre 2022 Elisabetta Intini
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