Salute

Un trattamento non invasivo fa ringiovanire le cellule uovo nei topi

Un composto metabolico che favorisce la produzione di energia migliora la qualità delle cellule uovo nei topi: una speranza contro l'infertilità.

Un trattamento farmacologico non invasivo ha in parte ripristinato la qualità delle cellule uovo nelle femmine di topo, aumentando il numero di topolini nati vivi nei successivi tentativi di accoppiamento. Per i ricercatori dell'Università del Queensland (Australia) che hanno descritto il loro studio su Cell Reports, è come aver riportato indietro le lancette dell'orologio biologico di questi mammiferi, seppur in un tentativo ancora lontano da studi clinici sull'uomo.

Declino progressivo. Le cellule riproduttive femminili (gli ovociti, o cellule uovo) sono prodotte nelle ovaie durante lo sviluppo fetale, e formano una riserva finita, che non si rinnova: ogni donna nasce già con l'intero capitale di follicoli (le strutture di supporto alle cellule uovo), nel numero di uno o due milioni, e nell'arco della sua vita fertile ne libererà al massimo 400-500; gli altri, si atrofizzeranno. Le femmine di topo costituiscono un valido modello animale per lo studio di questo processo, perché già dopo il primo anno di vita subiscono un declino della fertilità dovuto alla perdita di qualità delle cellule uovo: qualcosa di simile a quanto accade nelle donne a partire dalla fine della terza decade di vita.

Le cause di questo declino sono legate sia a ragioni genetiche, sia allo stress ossidativo e alla ridotta capacità dei mitocondri di produrre l'energia necessaria per le cellule. I ricercatori hanno scoperto che un composto chimico essenziale per il metabolismo energetico delle cellule e la riparazione del DNA - il nicotinammide adenina dinucleotide (NAD) - si riduce con l'età. Così hanno provato a somministrare alle femmine di topo un precursore di questa sostanza: il nicotinamide mononucleotide, un composto già studiato per le sue proprietà anti-invecchiamento. Alcune femmine di topo di 12 mesi di età ne hanno assunte piccole dosi disciolte in acqua per quattro settimane, e al termine dell'esperimento, la qualità delle loro cellule uovo è migliorata, assieme alla loro fertilità.

Futuro. La scoperta potrebbe servire a migliorare i trattamenti per la fertilità in una popolazione femminile che cerca una gravidanza sempre più spesso in età avanzata, e in modo meno invasivo - o complementare - rispetto ai trattamenti di fecondazione assistita. Ma prima di sperare nei potenziali benefici di integratori di questo tipo occorrerà passare attraverso test clinici, che ne attestino l'efficacia, e la sicurezza, anche per l'uomo.

11 marzo 2020 Elisabetta Intini
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