Un nuovo, pericoloso gene che promuove la resistenza agli antibiotici di ultima risorsa

Identificato in un ceppo di Salmonella che contamina il cibo, può "saltare" da un organismo all'altro, e conferire ai nuovi ospiti l'immunità alla colistina - l'ultima spiaggia dei trattamenti contro i superbatteri.

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Una rappresentazione grafica della struttura del gene mcr-9.|Ahmed Gaballa/Cornell University

Un gruppo di scienziati alimentari che stava studiando il genoma batterico di un ceppo di Salmonella ha individuato in esso un gene che promuove la resistenza alla colistina, un antibiotico di importanza mondiale, perché somministrato come ultima risorsa nelle infezioni non curabili altrimenti. Non solo il diabolico gene - ribattezzato mcr-9 - arma i superbatteri contro le poche difese che ci sono rimaste; è anche in grado di saltare da un organismo all'altro, trasferendo così i suoi poteri.

Una tendenza in crescita. Quello scoperto dagli scienziati della Cornell University e descritto sulla rivista scientifica mBio non è il primo gene che facilita la resistenza alla colistina (Mobilized colistin resistance, mcr): dal 2015 ne sono stati scoperti nove, circostanza che ha attivato un campanello d'allarme nell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

Per i suoi effetti collaterali la colistina, un farmaco vecchio di decenni fino a poco tempo fa utilizzato soprattutto negli allevamenti animali, è somministrata solo come "ultima scelta", contro i superbatteri più resistenti. Quando neanche questa funziona, la prognosi è probabilmente sfavorevole.

Bomba a orologeria. Il nuovo gene condivide alcune caratteristiche con gli altri otto scoperti: gli scienziati pensavano si comportasse allo stesso modo, ma inizialmente non ha conferito alla Salmonella alcuna resistenza al potente antibiotico. Tuttavia gli scienziati sapevano che mcr-9, così come altri geni dell'antibiotico-resistenza, è altamente mobile, ed è capace di passare facilmente ad altri batteri o altri organismi.

 

Trasloco. Quando i ricercatori l'hanno trasferito nel genoma di un E. Coli e hanno fatto in modo che si esprimesse, il batterio è diventato, non a caso, resistente alla colistina, confermando i sospetti iniziali. Il lato inquietante della scoperta è controbilanciato dalla sua utilità: ora gli scienziati cercheranno tracce dei geni utili ai superbatteri anche nei patogeni isolati nel cibo, fermandoli prima che possano trasferirsi in contesti più pericolosi, come per esempio negli ospedali.

 

24 Maggio 2019 | Elisabetta Intini