Salute

Un milione e mezzo di casi di Ebola?

Le previsioni appena rilasciate dai CDC americani stimano un numero catastrofico di casi per la fine di gennaio. Si tratta dello scenario peggiore, se non funzionassero gli sforzi di contenere l'epidemia: ipotesi (che si spera) remota, ma non irrealistica.

Se tutto va avanti come ora, i contagiati nell’epidemia di Ebola che sta infuriando nei paesi dell’Africa occidentale potrebbero arrivare a quasi un milione e mezzo, 1,4 milioni, per la precisione. È la stima fornita dai CDC (Centers for Disease Control and Prevention) americani.

Si tratta di previsioni basate su modelli matematici, cui gli esperti delle organizzazioni sanitarie fanno sempre più ricorso per avere un’idea di che cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi.

Nella peggiore delle ipotesi. Queste cifre sono in realtà riferite al cosiddetto scenario peggiore, basato sul presupposto che nessuna delle misure di contenimento dell’epidemia riesca a funzionare. E considerano i dati ufficiali una sottostima del numero reale dei contagiati, che potrebbero essere anche più del doppio. Ma si riferiscono solo a Liberia e Sierra Leone, i paesi dove attualmente l’epidemia è più grave senza considerare la Guinea, dove l’epidemia sembra rallentare e poi riprendere, e le previsioni vengono considerate meno attendibili.

Nello scenario più ottimistico, invece, basato sull’ipotesi che i cadaveri vengano seppelliti in maniera sicura, senza provocare altri contagi, e che il 70 per cento dei pazienti sia trattato in situazioni che riducono al minimo il rischio di trasmissione, l’epidemia sarebbe “quasi esaurita” per il 20 di gennaio. Per ora, però, la proporzione di pazienti curati in modo da evitare il propogarsi ulteriore dell’epidemia è solo del 18 per cento in Liberia e del 40 per cento in Sierra Leone.

Il bilancio ufficiale, per ora, è di 5.843 casi e 2.803 morti.

Realistico. Secondo Alessandro Vespignani, esperto di epidemiologia computazionale (la disciplina da cui viene questo genere di previsioni sull’andamento delle epidemie di malattia infettive, a questo link un articolo su come funziona), i numeri forniti dai CDC concordano con le previsioni del modello matematico del suo laboratorio per il futuro immediato. Per la fine di settembre, entrambi i modelli prevedono circa 20mila casi. «Per la fine di gennaio i numeri diventano spaventosi, e anche le nostre proiezioni convergono sullo scenario da mezzo milione».

Prepariamoci al peggio. Un milione e mezzo di casi sarebbe la previsione peggiore e, secondo Vespignani, «la stima va considerata più che altro un’indicazione del peggio». Un peggio che però potrebbe davvero accadere se per qualunque ragione venisse meno o non funzionasse lo sforzo di contenimento messo in atto su scala internazionale, e per la verità portato avanti principalmente, dagli Stati Uniti.

Il presidente americano Barack Obama ha promesso la scorsa settimana di inviare 3mila militari in Liberia e di costuire 17 ospedali da cento posti letto, oltre che di inviare 400 mila kit con guanti e disinfettante per trattare i malati a casa. Anche nella migliore delle ipotesi, infatti, sarà impossibile costruire in tempo ospedali per isolare tutti i contagiati.

Nella diffusione delle epidemie, come hanno ben presente gli epidemiologi, e come è più difficile far capire al pubblico, se la crescita è continua ad un tasso fisso, i contagi aumentano lentamente all’inizio, quando i casi sono ancora pochi. Quando però il contagio si espande, nel giro di poco, la situazione può trasformarsi in una catastrofe. E questo è ben evidente a guardare i grafici.

24 settembre 2014 Chiara Palmerini
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