Salute

Tumori: Ieo Milano, anche in 'casi Jolie' intervento salva-seno

All'Irccs summit mondiale, focus su chirurgia conservativa e percorso per diventare madri dopo il cancro

Milano, 23 giu. (AdnKronos Salute) - "Nessuna donna esce dalla nostra sala operatoria senza seno". All'Istituto europeo di oncologia di Milano fondato da Umberto Veronesi questo è un 'mantra' che vale per tutte. Comprese le donne che, come l'attrice americana Angelina Jolie, scelgono la strada della mastectomia preventiva per sfuggire a un cancro che sembra scritto nel Dna. Grazie alla 'nipple sparing', una tecnica super-conservativa perfezionata all'Irccs di via Ripamonti, è infatti possibile salvare il seno anche quando bisogna asportazione l'intera ghiandola. E' uno dei temi sotto i riflettori alla 'Milan Breast Cancer Conference' in corso allo Ieo fino a venerdì 26 giugno. Un appuntamento internazionale giunto alla 17esima edizione, che riunisce esperti da 50 Paesi del mondo, presenti fisicamente o collegati via web. Fra le novità anche un percorso speciale messo a punto dall'Ieo per permettere alle donne di diventare madri dopo un cancro al seno.

La 'nipple sparing' "nasce come risposta all'evoluzione conservativa del trattamento del tumore al seno - spiega Viviana Galimberti, direttore della Senologia molecolare Ieo - Oggi, infatti, grazie all'accuratezza della diagnostica per immagini si presentano al chirurgo sempre più tumori multifocali o micro-calcificazioni diffuse a tutta la mammella, spesso espressione di tumori in situ. In questi casi siamo costretti ad asportare l'intera ghiandola. Inoltre l'opportunità dei test genetici per le donne ad alto rischio che hanno familiarità ci permette, nei casi che lo richiedono e dopo un counseling e un supporto psicologico adeguato, di intervenire addirittura prima che il tumore si manifesti. Ovviamente anche in questi casi è inevitabile rimuovere l'intera ghiandola".

Entra quindi in gioco il team di Mario Rietjens, direttore della Divisione di chirurgia plastica ricostruttiva: "Il chirurgo senologo asporta la ghiandola lasciando intonsi la cute e il complesso areola-capezzolo, salvo i casi in cui la malattia è estesa a quest'area - precisa lo specialista - e subito dopo i chirurghi plastici ricostruiscono la mammella originaria inserendo una protesi. In questo modo conciliamo al meglio le esigenze oncologiche a quelle estetiche. Gli enormi progressi nelle tecniche chirurgiche di precisione e nei materiali utilizzati per le protesi ci garantiscono oggi risultati eccellenti".

Quello presentato "è un passo avanti importante nella cultura della conservazione e ci aspettiamo che diventi uno standard - afferma Roberto Orecchia, che il 1 gennaio ha ereditato da Veronesi il ruolo di direttore scientifico Ieo - L'idea si è sviluppata qui in Ieo grazie all'impulso iniziale di Umberto Veronesi: quando insieme sperimentammo la radioterapia intraoperatoria per i tumori mammari - ricorda - scoprimmo che era possibile irradiare il capezzolo per proteggerlo dall'invasione della malattia e dunque conservarlo.

Da qui l'idea, realizzata con i chirurghi plastici, della mastectomia conservativa. Attualmente la tecnica si è evoluta con l'asportazione completa del tessuto retroareolare, e oggi si può fare in maniera sicura anche senza necessariamente irradiare il capezzolo".

"Il vecchio concetto della mastectomia come intervento demolitivo - precisa Galimberti - va sostituito con quello più moderno di un'operazione ricostruttiva, che garantisce sicurezza oncologica e un'ottima qualità di vita anche alle donne più giovani e a maggior rischio". Ecco perché "allo Ieo, nel 2014, su oltre 3.400 interventi di senologia abbiamo eseguito il 41% di mastectomie di cui 4 con il robot - riferisce Orecchia - mentre nel 2010 erano il 35%. Il trend è significativo e rispecchia quello dei maggiori centri oncologici Usa".

Del 'percorso mamma' parla Fedro Peccatori, direttore dell'Unità fertilità e procreazione: "L'aumento delle diagnosi di cancro mammario nelle donne under 40, unito al naturale slittamento del progetto maternità nella nostra organizzazione sociale, ci obbliga a pensare a come preservare la fertilità nelle nostre giovani pazienti oncologiche. Negli Usa il 7% dei casi di tumore al seno è diagnosticato prima dei 40 anni, il 2,4% prima dei 35 e l'1% prima dei 30. In Ieo la Ginecologia e la Senologia hanno preparato insieme un percorso di protezione della funzione ovarica e preservazione ovocitaria da programmare prima dell'inizio delle cure, che permette nella maggioranza dei casi di coronare il sogno di una gravidanza, nonostante il tumore. Domani alla conferenza verrà presentato lo studio clinico 'Positive', che prevede di sospendere la terapia ormonale endocrina post-intervento per il tempo necessario alla gravidanza per poi riprenderlo 'da mamme'".

23 giugno 2015 ADNKronos
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