Salute

Tumore del colon: una nuova strategia riduce del 28% le recidive

Somministrare la chemioterapia anche prima - e non solo dopo - l'intervento chirurgico taglia il rischio di ricadute di tumore del colon del 28%. Lo dice un nuovo studio clinico britannico.

Una modifica al protocollo di cure standard per il tumore del colon riduce il rischio di recidive del 28%. La buona notizia arriva da uno studio clinico britannico pubblicato sul Journal of Clinical Oncology: nei pazienti con cancro del colon-retto ancora allo stadio iniziale, effettuare la chemioterapia anche prima, e non solo dopo l'intervento chirurgico di rimozione del tumore migliora notevolmente le probabilità di guarigione definitiva.

Il protocollo attuale. Il tumore del colon-retto rappresenta il 10% di tutte le neoplasie diagnosticate al mondo, e in un caso su tre la malattia torna a diffondersi qualche tempo dopo le cure iniziali. Dopo la diagnosi la terapia più comune prevede un intervento chirurgico seguito dalla cosiddetta chemioterapia adiuvante, una chemio effettuata in seguito all'operazione per eliminare eventuali cellule cancerose residue sfuggite ai ferri e agli esami diagnostici.

In una minore quantità di casi la chemio invece precede l'intervento (terapia neoadiuvante), ma questo di solito avviene per ridurre le dimensioni del tumore e facilitarne la rimozione.

subito Un assaggio di chemio. Nel trial clinico FOxTROT coordinato dalle Università di Birmingham e Leeds e finanziato da Cancer Research UK si è pensato di usare la chemioterapia pre-intervento anche nei casi di tumore del colon-retto ancora in fase iniziale, in cui teoricamente non sarebbe necessario rimpicciolire la lesione prima di rimuoverla.

Lo studio ha coinvolto 1.053 pazienti in cura nel Regno Unito, in Svezia e Danimarca che sono stati suddivisi in due gruppi. Nel primo è stato provato il nuovo approccio, che prevede sei settimane di chemioterapia, seguite dall'operazione e da altre 18 settimane di chemio. I pazienti del secondo gruppo hanno invece osservato il protocollo standard, ossia subito la chirurgia, seguita da 24 settimane di chemio.

Una tattica esportabile. La prima strategia ha comportato un'occorrenza di ricadute a due anni dalla diagnosi minore del 28% rispetto all'approccio di solito utilizzato. Una notizia importante perché, come scrivono gli scienziati, sei settimane di chemioterapia in tumori in fase iniziale sono un periodo abbastanza "breve" per essere proposto in sicurezza ai pazienti, senza che la malattia peggiori in modo significativo prima dell'operazione - con il rischio di diventare inoperabile.

«Sempre più studi mostrano il valore della chemioterapia pre-operatoria in diversi altri tipi di cancro, e pensiamo che i nostri risultati possano trasformare il modo in cui trattiamo il cancro al colon in ambito clinico» dice Laura Magill, tra gli autori dello studio.

Futuro ViCINO. Visti i positivi effetti e la facilità di modifica del trattamento, che non comporta nuovi farmaci o costose tecnologie, la speranza è che l'approccio possa ora diffondersi su più larga scala.

«Estendendo questo trattamento anche in altre parti del mondo, inclusi i Paesi a basso e medio reddito, potremmo trasformare le cure oncologiche e salvare molte migliaia di vite», conclude Magill.

28 gennaio 2023 Elisabetta Intini
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