Salute

Tumore al seno metastatico, un nuovo standard di terapia ne rallenta la progressione

Una terapia mirata prolunga il tempo di congelamento del tumore al seno avanzato, per un numero maggiore di pazienti di quelle eleggibili finora.

Al congresso americano di oncologia (American Society of Clinical Oncology - ASCO) tenutosi a Chicago è stata annunciata un'importante novità di cura per le pazienti con tumore al seno metastatico, una malattia che interessa in Italia tra le 37.000 e le 52.000 pazienti. Un farmaco usato finora soltanto come seconda linea di cura ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza delle pazienti, aumentando il tempo libero dalla progressione del tumore, e potrebbe trasformarsi nello standard clinico per un numero maggiore di donne.

Bersagli mirati. La terapia si basa su un anticorpo monoclonale farmaco-coniugato (dal nome clinico di trastuzumab deruxtecan) che possiamo immaginare come una sorta di "chemioterapia smart": abbina infatti a un anticorpo che si dirige in modo preciso su un bersaglio espresso dalle cellule tumorali (il recettore HER2) un potente chemioterapico. Quando il farmaco incontra una cellula che esprima il recettore HER2 nel suo mirino, rilascia il chemioterapico, che agisce in modo "chirurgico" e incisivo sulla cellula malata e nel suo ambiente circostante.

Si allarga il numero di beneficiarie. La novità importante dello studio presentato all'Asco è che il farmaco funziona molto bene anche nelle pazienti che presentino livelli bassi, o davvero minimi del recettore Her2, che finora non erano considerate eleggibili per la terapia. Significa migliorare la sopravvivenza di moltissime pazienti: in Italia e all'estero il farmaco era finora approvato per i casi di tumore al seno metastatico sensibile agli ormoni (HR+) ed HER2 positivo, anche con bassa espressione del recettore (i sottotipi più frequenti di tumori al seno) ma come seconda linea di trattamento, ossia dopo la terapia ormonale e dopo la chemioterapia, che però in questo stadio della malattia dà risultati limitati.

I risultati. Nel nuovo studio, un trial di fase 3 chiamato Destiny-Breast06 e condotto su oltre 850 pazienti con tumore al seno metastatico e bassa espressione della proteina HER2, il farmaco ha permesso un tempo mediano di controllo senza progressione della malattia di 13,2 mesi, contro gli 8 mesi della chemioterapia standard, nonché una regressione del tumore nel 61% delle pazienti. Sei donne su 10 hanno avuto beneficio dal trastuzumab deruxtecan, anche in presenza di quantità minime del recettore HER2, mentre 3 su 10 ne hanno avuti dalla chemioterapia standard.

cambio di passo. Si parla di pazienti per i quali il tumore dal seno si sia esteso anche ad altri organi, come il cervello, le ossa, il fegato e i polmoni, per le quali il controllo della progressione della malattia e il miglioramento dell'aspettativa di vita sono obiettivi primari.

Secondo Giuseppe Curigliano, direttore Divisione Sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative all'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che ha presentato i dati al convegno negli Stati Uniti, i risultati sono talmente importanti da giustificare un cambio dello standard clinico di cura in tutto il mondo.

3 giugno 2024 Elisabetta Intini
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