Salute

Tubercolosi, la sua storia intrecciata alla nostra

Un lavoro di analisi genetica sui ceppi più virulenti del batterio della tubercolosi illumina come si è evoluto in relazione alle tappe più significative della vicenda umana.

La storia della tubercolosi è strettamente intrecciata alla nostra. Come e in che senso lo illustra un nuovo studio pubblicato su Nature Genetics che ricostruisce la storia evolutiva del Mycobacterium tuberculosis e illumina gli incroci sorprendenti con le nostre vicende negli ultimi seimila anni.

Una storia millenaria. Si ipotizza che il microbo all’origine del “mal sottile”, che provoca ancora oggi quasi un milione e mezzo di morti l’anno, sia emerso circa 40 mila anni fa in Africa, ma che abbia cominciato a diffondersi solo quando gli uomini sono diventati stanziali e hanno iniziato a vivere in comunità, dedicandosi all’agricoltura.

In uno studio precedente, Thierry Wirth e colleghi del museo di storia naturale di Parigi avevano mostrato che l’antenato comune dei ceppi del micobatterio oggi in circolazione aveva cominciato a prosperare 10 mila anni fa nella “mezzaluna fertile”, la zona dalla Mesopotamia al delta del Nilo, la culla dell’agricoltura.

Il "nuovo" ceppo invincibile. Nel nuovo studio, invece, il team di ricercatori - tra cui lo stesso Wirth - analizza la storia evolutiva di un gruppo di ceppi del batterio noto come famiglia Beijing, identificato a Pechino a metà degli anni novanta: quello che oggi più preoccupa le autorità sanitarie perché è all’origine della tubercolosi resistente ai farmaci, una forma di malattia che si sta diffondendo sempre più, e che è molto difficile da combattere proprio perché i principali antibiotici a disposizione non funzionano.

Fuori dalla Cina. I ricercatori hanno fatto analisi genetiche di quasi cinquemila campioni del batterio e sequenziato l’intero genoma di oltre cento ceppi raccolti in 99 paesi del mondo. Quello che emerge è che questa famiglia del batterio ha avuto origine nel nord della Cina circa 6.000 anni fa, in coincidenza con l’inizio della coltivazione del riso nella regione. Da lì, in ondate successive, si sarebbe diffusa nel resto del mondo, prima con i commerci lungo la via della Seta e, in tempi più recenti, con altre migrazioni dalla Cina in zone del Pacifico e della Russia

Approfitta della folla. Dalle analisi genetiche è poi emerso che negli ultimi duecento anni, le popolazioni di questo patogeno avrebbero avuto una crescita eccezionale in coincidenza con la rivoluzione industriale, con la crescita e il sovraffollamento delle città, e poi con la prima guerra mondiale, probabilmente per la nuova crescente urbanizzazione e forse in concomitanza delle condizioni favorevoli (per il batterio) della pandemia influenzale. Gli anni sessanta, con la crescente disponibilità di antibiotici, coincidono con una diminuzione delle popolazioni di questi batteri più virulenti, ma poi l’epidemia di Aids, a partire dagli anni ottanta, sembra segnare una loro nuova presa di vigore.

Due cloni appartenenti a questa famiglia hanno iniziato a diffondersi in Asia centrale e in Russia in concomitanza col collasso del sistema sanitario nell’ex-Unione Sovietica.

Dalla sua emergenza, la famiglia Beijing si dimostra sempre più infettiva e in grado di soppiantare altri ceppi meno pericolosi. La sua storia futura, probabilmente, dipenderà ancora dalle nostre mosse.

23 gennaio 2015 Chiara Palmerini
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