Un parto riuscito dopo un trapianto d'utero da una donatrice deceduta

In Brasile una donna che aveva ricevuto l'organo riproduttivo da una paziente morta per un evento neurologico ha portato a termine senza problemi la gravidanza, e dato alla luce una bambina.

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Una nascita con parto cesareo.|Shutterstock

Una paziente senza utero dalla nascita ha partorito una bambina sana dopo essersi sottoposta a trapianto d'utero con un organo ricevuto da una donatrice deceduta: una procedura già tentata in passato una decina di volte, ma mai con buon esito. Questa storia di successo, descritta in un articolo sulla rivista Lancet, dimostra che un'altra strada è possibile per le donne affette da infertilità dovuta a patologie uterine, come malformazioni, infezioni, isterectomie (l'asportazione chirurgica dell'utero resa necessaria, per esempio, per rimuovere tumori).

 

I vantaggi. Già in alcune occasioni in Svezia, e negli USA, si sono ottenute nascite da donne sottoposte a trapianto d'utero, ma con organi di donatrici in vita. Poter ricorrere agli organi di pazienti morte evita di sottoporre ai rischi di un intervento e a lunghe ospedalizzazioni le donne da cui l'utero proviene, riducendo notevolmente anche i costi. Inoltre, trovare una donatrice d'utero ancora in vita è difficile, così come organizzare la logistica di espianto e trapianto in ospedale.

La procedura. Dani Ejzenberg e i colleghi dell'Università di San Paolo hanno prelevato l'utero di una 45enne deceduta per emorragia cerebrale, che aveva partorito tre volte in età adulta. Hanno trasferito l'organo nella ricevente, una 32enne nata senza utero (ma con le ovaie) a causa di una rara sindrome, che si era sottoposta quattro mesi prima a fecondazione in vitro, ottenendo otto cellule uovo fecondate che sono state congelate in attesa dell'intervento.

 

Il team ha collegato l'utero donato alle vene, le arterie, i legamenti (strutture anatomiche di sostegno) e al canale vaginale della ricevente. La donna è stata sottoposta a una terapia antirigetto con farmaci inibitori del sistema immunitario e a regolari biopsie alla cervice uterina (la porzione dell'utero rivolta verso la vagina) per verificare che il nuovo organo fosse stato "accettato".

 

A un mese dall'intervento, la paziente ha avuto il primo ciclo mestruale, e a cinque mesi dall'operazione tutti gli esami indicavano una riuscita perfetta. Due mesi dopo (sette mesi prima rispetto ai tentativi precedenti) uno degli embrioni è stato trasferito nell'utero della paziente, che è subito rimasta incinta e ha avuto una gravidanza regolare, terminata a 35 settimane con un parto cesareo.

 

Fiocco rosa. Durante il parto, l'utero è stato asportato per evitare di dover sottoporre la donna a ulteriori terapie immunosoppressive. Alla nascita la bambina pesava 2,5 chili, e sette mesi e 12 giorni dopo, al momento della pubblicazione dell'articolo, era arrivata a 7,2 kg con allattamento al seno. La tecnica andrà ulteriormente studiata, prima che possa diffondersi con regolarità, ma costituirà una via in più per realizzare una maternità nei casi in cui l'utero sia stato rimosso o non permetta una gravidanza.

 

05 Dicembre 2018 | Elisabetta Intini