Trapianto di testa, un chirurgo cinese si dice pronto

Xiaoping Ren ha dichiarato che sta organizzando un team per l'intervento su cui la comunità scientifica nutre fortissimi dubbi scientifici ed etici.

reu_rtr43mbz
Restauro di una bambola al Sidney Doll Hospital.|Jason Reed/Reuters

Viene spesso definito “trapianto di testa”, ma più propriamente sarebbe un “trapianto totale di corpo”: una persona paralizzata o affetta da gravi forme di distrofia muscolare riceverebbe da un donatore morto la parte di corpo dalla testa in giù, conservando la sua testa. Non è certo la prima volta che si parla di un trapianto così radicale, ma ad annunciare stavolta di essere pronto a eseguirlo è Xiaoping Ren, un chirurgo ortopedico della Harbin Medical University, in Cina.

 

Pronti all'azione. Il principale promotore di questa azzardata e fantascientifica operazione è il neurochirurgo italiano Sergio Canavero, che a più riprese ha dichiarato la fattibilità dell’intervento. Ren e Canavero in realtà collaborano, e di recente hanno firmato insieme un articolo, una “chiamata alle armi”, come la definiscono nel titolo, per passare dai progetti all’azione.

 

Gli annunci di Canavero hanno conquistato più volte le cronache (Focus.it ne aveva riportato qui e qui), ma la comunità scientifica si è sempre detta scettica sulle reali possibilità di eseguire con successo un trapianto del genere, oltre che sulla ammissibilità da un punto di vista etico, visti i rischi enormi che comporta, e la mancanza di sperimentazione e di dati. Il timore è che la Cina, dove i regolamenti etici sono assai più laschi che in molti altri Paesi, si metta davvero in atto un piano così rischioso.

Valery Spiridov, uno dei volontari che si sono offerti per il trapianto di testa. Ne avevamo già parlato in questa notizia. | Maxim Zmeyev/Reuters

Possibilità reali. Per la stragrande maggioranza dei medici un intervento del genere è per ora del tutto impossibile. Alcuni aspetti del piano sono possibili da un punto di vista tecnico: secondo alcuni esperti, per esempio, preservare il cervello del ricevente e il corpo del donatore in attesa del trapianto, riattaccare i vasi sanguigni e i muscoli, controllare le reazioni avverse del sistema immunitario, sono tutte operazioni tecnicamente possibili. Quello che viene considerato al di là delle possibilità attuali è connettere le fibre nervose del midollo spinale.

 

Uno schizzo delle ricerche del neurochirurgo Robert White sul sistema per preservare testa e cervello - raffreddandolo - in attesa del trapianto.

Tagli netti e colla. Su questo aspetto Canavero, in collaborazione con Ren e altri chirurghi russi, riporta di avere sviluppato un protocollo che prevede l’uso di un bisturi particolare per recidere in modo netto e molto preciso le fibre del midollo, e di una sostanza, il glicole polietilenico, che dovrebbe agire come una sorta di colla per facilitare la ricrescita dei nervi.

 

In realtà, sono in pochi a credere che ci siano possibilità anche minime che funzioni. «Sarebbe come voler riattaccare un cavo telefonico sottomarino usando la colla» ha commentato Abraham Shaked, un professore di chirurgia dei trapianti all’Università della Pennsylvania, sul New York Times.

Un triste precedente. Negli anni Settanta, il neurochirurgo Robert White tentò un trapianto di testa su una scimmia, che sopravvisse otto giorni, paralizzata. White ritenne però di aver dimostrato la fattibilità sugli esseri umani. Reng avrebbe fatto esperimenti su topi, sopravvissuti anch’essi molto poco. E si parla anche di esperimenti su cadaveri, ma non ci sono dettagli pubblicati o resoconti di questi tentativi. Nonostante ciò, non mancano i volontari che si candidano per provare. Già diversi si sono fatti avanti in Cina.

17 Giugno 2016 | Chiara Palmerini