Tornare a sentire, attraverso la lingua

L'organo normalmente associato al gusto potrebbe in futuro sviluppare l'udito, grazie a una placca ricoperta di elettrodi e a un apposito training cerebrale.

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Il dispositivo all'opera: premendo la lingua sugli elettrodi si ricevono segnali sotto forma di vibrazioni.|Colorado State University

La lingua umana può articolare parole, percepire sapori o fare pernacchie; in futuro, potrà anche udire. Almeno è ciò che sperano i ricercatori della Colorado State University, che stanno lavorando a un dispositivo che permetta alle persone sorde di utilizzare la lingua per avvertire gli stimoli sonori circostanti.

 

Come funziona. La protesi, una placca ricoperta di elettrodi da premere sulla parte superiore della lingua, riceve stimoli sonori via Bluetooth da una cuffia, e li converte in vibrazioni che trasmette alla superficie della lingua; il cervello impara a decodificare questi impulsi in sillabe e parole. Funziona in modo simile agli impianti cocleari, con una differenza non banale: non richiede alcun intervento chirurgico.

 

al cuore dell'udito. Mentre gli apparecchi acustici amplificano il suono, gli impianti cocleari aggirano le aree danneggiate dell'orecchio per stimolare direttamente il nervo acustico, mediante elettrodi che ricevono impulsi da microfoni posti all'esterno. Con il tempo, il cervello impara a convertire questi impulsi in informazioni sonore.

 

una strada diversa. Il nuovo dispositivo sfrutta le migliaia di terminazioni nervose presenti sulla lingua per fare lo stesso: trasmettere al cervello informazioni affinché siano convertite in segnali sonori. Non coinvolgendo il nervo acustico, non richiederebbe operazioni invasive, e potrebbe essere usato anche da chi ha il nervo acustico danneggiato (e non può utilizzare gli impianti cocleari).

 

un po' di esercizio. Affinché il cervello impari a convertire gli impulsi, occorrerà un training di due-tre settimane, e fino a tre mesi. La codifica dei segnali non sarà simile alla lettura di un testo in Braille, in cui si percepiscono gli stimoli e poi si pensa attivamente a decifrarli; il cervello dovrebbe imparare a codificarli automaticamente, in autonomia.

 

da migliorare. Certo, la piastra non sembra molto pratica da usare (né da mostrare); ma in futuro, assicurano i ricercatori, il dispositivo sarà più piccolo e invisibile dall'esterno, come una specie di apparecchio per i denti.

 

21 Gennaio 2015 | Elisabetta Intini