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Test rapidi per la covid: ecco come funzionano

Efficacia, vantaggi e limiti dei test rapidi degli antigeni che dovrebbero rendere più agevoli i controlli anti covid in scuole e aeroporti.

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Prima del check-in: la ricerca degli antigeni virali. | Shutterstock

Alla fine di agosto, la Food and Drug Administration (FDA) americana ha approvato l'uso emergenziale di un nuovo tipo di test rapido contro la CoViD-19: un dispositivo grande come una carta di credito che individua la presenza di coronavirus SARS-CoV-2 in un campione nell'arco di 15 minuti, senza bisogno di complesse analisi di laboratorio.

 

Il nuovo test, che ha un costo di 5 dollari ed è stato sviluppato dall'azienda farmaceutica Abbott Laboratories sulla base di altri rapidi screening usati per diverse malattie infettive, come l'influenza, fa parte della famiglia dei test degli antigeni, la stessa tipologia di esami in sperimentazione da alcune settimane in porti e aeroporti italiani. Di questi test rapidi si sentirà parecchio parlare durante l'autunno: dopo una validazione da parte del Ministero della Salute, infatti, potrebbero diventare, proprio per la loro rapidità, la forma di screening per la covid più utilizzata in scuole e università. Vediamo come funzionano.

 

Che cosa sono gli antigeni e come si trovano. I test per la covid si suddividono in due macro categorie: i test diagnostici, come tamponi e test degli antigeni, che vanno a cercare tracce del virus SARS-CoV-2, e i test degli anticorpi (i "sierologici") che cercano le molecole prodotte da chi è entrato in contatto con il virus. A differenza dei classici tamponi nasali e faringei, studiati per individuare le l'RNA virale attraverso una tecnica chiamata RT-PCR (reazione a catena della polimerasi inversa), il test degli antigeni va a caccia delle proteine virali in grado di legarsi agli anticorpi, cioè di quelle molecole che vengono riconosciute come estranee dal nostro organismo e che scatenano la risposta del sistema immunitario.

 

Anche i test degli antigeni si fanno a partire da un tampone nasale o faringeo effettuato da personale sanitario specializzato, anche se sono allo studio modalità per rintracciare gli antigeni direttamente nella saliva, una procedura che semplificherebbe di molto il prelievo dei campioni. Il muco e la saliva prelevati vengono mischiati ad una soluzione che "scoperchia" eventuali virus, libera le proteine virali e ne favorisce il passaggio su una striscia, sulla quale si trovano anticorpi specifici in grado di legarsi al patogeno. Se gli antigeni virali sono presenti, gli anticorpi li trovano e vi si legano e il test è positivo. Se non sono presenti, o sono presenti in quantità troppo basse, il test è negativo.

Quale efficacia? I risultati sono disponibili entro mezz'ora e facili da leggere (se c'è un'infezione in corso, la striscia cambia colore). Non occorrono analisi di laboratorio né particolari interpretazioni mediche - come accade invece con i test sierologici. La rapidità viene però "pagata" in affidabilità: a differenza dei tamponi con PCR, che riescono a scovare una singola molecola di RNA virale in un milionesimo di litro di soluzione e dunque difficilmente si lasciano scappare un'infezione avvenuta, i test degli antigeni, per risultare positivi, devono entrare in contatto con un campione contenente migliaia, se non decine di migliaia di particelle virali. La loro precisione è ancora da migliorare: il test della della Abbott ha individuato correttamente il virus nella quasi totalità dei casi nella settimana di comparsa dei sintomi, ma solo nel 75% dei casi se effettuato in seguito. Altri test degli antigeni hanno dato risultati simili.

 

Pro e contro. Come spiega un articolo su Nature, questa minore sensibilità potrebbe però essere sfruttata a nostro vantaggio. Mentre infatti il metodo della PCR individua anche le quantità di RNA virale molto basse (e quindi trova anche le persone contagiate dal virus che ormai difficilmente sono contagiose), il test degli antigeni potrebbe individuare rapidamente coloro che ancora ospitano grandi quantità virali e che sono maggiormente infettivi, velocizzando le procedure di isolamento. Nelle scuole, permetterebbe di identificare eventuali positività senza ricorrere ai normali tempi dei tamponi - scongiurando le quarantene preventive di tutta la classe o dell'intera famiglia dell'alunno con febbre.

 

Allo stesso tempo, tuttavia, non è noto quale sia la quantità virale oltre la quale aumentano le probabilità di contagio. La minore sensibilità dei test degli antigeni potrebbe "mancare" alcuni casi, con il rischio di nuovi focolai. Oggi sappiamo che basta un caso trascurato per dare al virus modo di diffondersi: in situazioni come quella italiana, nella quale si lavora al contenimento di piccoli ma diffusi focolai infettivi, questa modalità potrebbe non essere sempre ottimale.

 

Dal muco alla saliva. Sia i test molecolari (quelli che cercano tracce dell'RNA virale, come i tamponi) sia i test degli antigeni potranno in futuro cercare frammenti genetici e proteine di SARS-CoV-2 anche nella saliva: una versione di test molecolare rapido viene attualmente utilizzata per controllare i giocatori del campionato di basket americano NBA. La diffusione di test della saliva permetterà di effettuare controlli rapidi direttamente nei luoghi in cui occorrono e in modo meno invasivo, senza bisogno di operatori sanitari specializzati.

 

24 settembre 2020 | Elisabetta Intini