Scienza

Come funzionano i test per il coronavirus

I test per la diagnosi della presenza del virus del coronavirus COVID-19: come funzionano? Sono attendibili? Come vengono realizzati?

In Italia sono ormai circa 50 le persone a cui è stata riscontrata l'infezione del nuovo coronavirus COVIS-19 (o anche SARS-CoV-2, dal nome della virus che la provoca): 39 casi in Lombardia, 12 in Veneto e 1 in Piemonte. Il caso in Piemonte e quelli in Lombardia sono legati, mentre pare non ci sia alcun collegamento con i casi veneti. 

Il dato - aggiornato a sabato 22 - potrebbe essere destinato a crescere perché in queste ore molte persone che presentano i sintomi del coronavirus - vengono sottoposte ai test per verificare l'infezione del virus. Ma come funzionano questi test?

Come funziona il test per il coronavirus? Le persone di cui si sospetta il contaggio vengono inizialmente sottoposte a una serie di domande per verificare se potrebbero essere entrate in contatto con persone infette. Le domande sono relative a viaggi in Cina o a contatti avuti con persone potenzialmente infette. 



Completata questa prima fase, se i sanitari ritengono che il rischio di infezione da coronavirus sia concreto, si procede al test vero e proprio. Si effettua un tampone per prelevare dalla gola del paziente un po' di muco e saliva. Si tratta di una specie di cotton fioc che raccoglie il materiale del tutto simile a quelli utilizzati per cercare eventuali infezioni batteriche alla gola. 

I tamponi - conservati a + 4 °C - vengono poi spediti a uno dei due laboratori di virologia specializzati per il COVID-19: quello dell'ospedale Sacco di Milano e quello dello Spallanzani di Roma. Il tutto entro 24 ore. [Da lunedì 24 febbraio si è aggiunto anche il laboratorio dell'ospedale San Matteo di Pavia, NDR]

In laboratorio il materiale genetico prelevato dal paziente viene amplificato attraverso una tecnica chiamata RT-PCR (reazione a catena della polimerasi inversa) che consiste nella sintesi di una molecola di Dna a doppio filamento a partire da uno stampo di Rna. Semplificando molto: grazie a questa tecnica il codice genetico del virus (se presente) viene estratto dal campione di saliva o muco e copiato ripetutamente, rendendolo visibile. Una volta che il materiale genetico è sufficiente, i tecnici di laboratorio vanno alla ricerca di alcune porzioni del codice genetico del coronavirus che si presume non cambino velocemente. Se lo trovano, il test risulta positivo.

I risultati arrivano in genere dopo qualche ora e se l'esito del test è positivo, il protocollo per il coronavirus COVID-19 (SARS-CoV-2) prevede una seconda verifica. Per questi motivi, per ottenere i risultati, ci vogliono in media dalle 4 alle 6 ore anche se i due centri di riferimento per le analisi hanno nelle ultime ore intensificato l'attività, per abbreviare questi tempi.

DA SAPERE

Incubazione
Il periodo che intercorre tra il momento in cui si è entrati in contatto con il virus e la manifesatzione dei primi sintomi non è stato ancora chiarito con certezza. Al momento si presume che passino da 2 a 14 giorni prima della manifestazione dei sintomi di COVID-19.

 

SINTOMI
I sintomi di COVID-2019 sono simili a quelli dell'infuenza: febbre, naso che cola, mal di gola e soprattutto tosse e difficoltà a respirare. Il sistema immunitario è in grado di contrastare il virus che causa la COVID-2019 (il nuovo coronavirus ormai ribattezzato SARS-CoV-2). 

Quando  i sintomi peggiorano, la malattia può evolvere in polmonite le cui complicazioni possono essere letali (e di fatto la polmonite è la responsabile ultima di molti dei decessi legati a COVID-2019).

 

Ci sono pazienti asintomatici?
Pare che alcuni malati di COVID-2019 siano asintomatici: sono contagiati dal virus e contagiosi, pur non presentando i sintomi della malattia, o presentandoli in maniera molto lieve. È un problema, perché possono condurre una vita normale, senza rimanere a casa per colpa della malattia, contribuendo al contagio.

 

Chi è più a rischio?
L'analisi dei dati sui casi di COVID-2019 in Cina ci dice che - come per l'influenza - le persone più a rischio sono quelle anziane e con altre malattie pregresse (problemi cardiaci, innunodepressione, etc). Nell'81% dei casi i sintomi della malattia sono moderati. 

23 febbraio 2020
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