Salute

Il talco dichiarato "probabilmente cancerogeno": ma cosa significa e qual è il rischio reale?

La IARC ha classificato il talco come probabile cancerogeno, ma questo non significa per forza che chi lo ha utilizzato rischi di sviluppare un tumore alle ovaie.

Il talco è stato classificato come "probabile cancerogeno" dalla IARC, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa parte dell'Organizzazione mondiale della sanità. Non è la prima volta che emerge l'ipotesi di una correlazione tra l'uso di questo minerale e l'insorgenza di tumore, in particolare di quello alle ovaie. Ad oggi, però, non è ancora stato individuato un nesso di causa-effetto e nemmeno una soglia, a livello di quantità o frequenza di utilizzo, superata la quale aumenti il rischio di malattia oncologica. Restano insomma dei punti in sospeso da chiarire e vale la pena cercare di capire meglio cosa significhi di preciso "probabile cancerogeno".

La decisione. La IARC ha scelto di cambiare la classificazione al talco dopo che un team di una trentina di ricercatori ha analizzato nel dettaglio tutta la letteratura scientifica a disposizione sull'argomento. Nella ricerca pubblicata su The Lancet, le conclusioni riportano caso per caso.

Vi sono "prove limitate" che il talco possa causare cancro alle ovaie, soprattutto quanto viene utilizzato nell'area genitale e perineale. Ma vi sono «prove sufficienti» che provochi il cancro negli animali coinvolti nelle sperimentazioni: le neoplasie emerse più spesso riguardavano i polmoni e le ghiandole surrenali. Infine, sono state evidenziate "prove forti" sulle caratteristiche cancerogene del talco in relazione alle cellule umane utilizzate nei test di laboratorio. Dalle osservazioni è emersa un'infiammazione cronica e un'alterazione della corretta proliferazione cellulare che è, in effetti, il pulsante d'accensione per un tumore. Questi risultati non sono però sufficienti per stabilire con certezza che utilizzare prodotti a base di talco presenti un rischio oncologico.

Cos'è il talco. Prima di tutto, è utile precisare da cosa sia composto il talco, un prodotto utilizzato nell'igiene personale per rendere la pelle asciutta e prevenire le eruzioni cutanee e per la produzione del makeup (lo si può trovare, ad esempio, in cipria o fondotinta). È costituito da magnesio, silicio e ossigeno, mentre per legge deve risultare privo di asbesto, un minerale contenuto anche nell'amianto e rimasto presente nei prodotti fino agli anni '70.

E qui si apre già una prima questione, perché il talco contenente asbesto rientra da tempo tra le sostanze cancerogene per gli esseri umani. Ma la stessa IARC ha precisato che "sebbene la valutazione si sia concentrata solo su minerale non contenente amianto, nella maggior parte degli studi non è stato possibile escludere la contaminazione del talco con l'amianto nelle persone esposte".

In quale gruppo rientra ora il talco. La IARC inserisce le sostanze per cui è stato rilevato un potenziale cancerogeno, definitivo o probabile, in specifici gruppi che indicano il livello di rischio. Il talco si trova ora nel Gruppo 2A, assieme ad alimenti come la carne rossa, che ha ripercussioni negative sulla salute solo quando si superano le quantità indicate dalle linee guida della sana alimentazione, i composti rilasciati dalla frittura ad alta temperatura, le bevande molto calde e il glifosato, un pesticida largamente impiegato nell'agricoltura intensiva.

Il gruppo 2A è diverso dal gruppo 1 nel quale rientrano invece sostanze risultate sicuramente cancerogene come il fumo di sigaretta, le carni processate e ultraprocessate e l'alcol.

Quali prove esistono contro il talco. "È bene ricordare che nei principali studi non vi è una correlazione tra uso di talco e aumento di rischio di cancro alle ovaie", specifica il sito dell'Istituto oncologico romagnolo. L'unico caso per cui pare essere emerso un legame concreto riguarda proprio l'uso per l'igiene intima.

Uno studio pubblicato su Epidemiology nel 2016, a cura del Brigham and Women's Hospital di Boston, rilevava un aumento del 24% delle probabilità di sviluppare un tumore in oltre 2.000 donne che applicavano regolarmente il talco nell'area genitale o perineale. Ma nel 2020 una revisione più ampia della letteratura ha smentito questi risultati: dall'analisi dei dati di oltre 250.000 donne non emergeva alcun legame statistico tra l'uso di talco e l'insorgenza di tumore.

Manca l'evidenza di un rapporto-causa effetto. Il team di esperti della IARC ha condotto principalmente indagini osservazionali che non hanno lo scopo di mettere un luce un nesso causa-effetto. È possibile che vi sia un legame tra l'applicazione frequente del minerale nelle zone intime e l'insorgenza di tumore alle ovaie, ma manca il dato scientifico che confermi questa ipotesi e in anni di ricerche non è ancora stato individuato.

Ad oggi, in realtà, sembra che i rischi principali per la salute si manifestino al momento dell'estrazione e dell'inalazione delle polveri che vengono sprigionate, spesso contaminate da quarzo e, appunto, amianto che si trovano all'interno delle stesse rocce contenenti talco.

Quindi il talco si può usare? Sappiamo che il talco potrebbe rivelarsi un potenziale cancerogeno in specifiche condizioni, ma la IARC non ha stabilito con certezza quali siano. In via preventiva, dunque, sconsiglia l'applicazione di prodotti contenenti questo minerale nelle zone genitali e perineali. Ma questo non significa che chi lo ha utilizzato fino a questo momento rischi effettivamente di sviluppare un tumore alle ovaie.

10 luglio 2024 Giulia Dallagiovanna
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