Salute

Suicidio: dove, come e perché ci si toglie la vita

La prevenzione dei suicidi è un imperativo globale. È quanto emerge dal primo rapporto sui suicidi dell'Oms, che dipinge un quadro allarmante per tutte le nazioni del mondo.

Sono ottocentomila l'anno le persone che si uccidono, nel mondo: in pratica una ogni quaranta secondi. Il suicidio è la seconda causa di morte per i giovani tra i 15 e i 29 anni, dopo gli incidenti stradali. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) richiama l'attenzione su questo triste fenomeno nel primo rapporto sui suicidi, e sulla possibile loro prevenzione: Preventing suicide - A global imperative (link al rapporto dell'Oms).

DOVE, E A CHE ETÀ. I paesi più poveri sono quelli che pagano il prezzo più alto: il 75 per cento dei suicidi avviene nelle nazioni a basso e medio reddito. Il paese con il minor tasso di suicidi al mondo sarebbe l'Arabia Saudita, quello con il più alto la Guyana, anche se c'è da tenere conto che non in tutti i paesi le statistiche vengono raccolte in modo affidabile. Globalmente, il tasso è maggiore tra gli anziani oltre i 70 anni, ma in alcune aree sono i giovani a togliersi più spesso la vita. Nei paesi a basso e medio reddito del Sud-est asiatico, per esempio, il suicidio è la prima causa di morte tra i giovani. Complessivamente, nel mondo, è la quinta causa di morte tra gli adulti tra i 30 e i 49 anni.

L'opinione comune dice che gli uomini si suicidano molto più delle donne, e i dati lo confermano, ma solo per i paesi ricchi, dove si uccidono tre volte più uomini che donne, mentre in quelli a basso reddito le percentuali tra i due sessi sono simili. Nonostante l'aumento della popolazione mondiale, tra il 2000 e il 2012 (cui i dati del rapporto si riferiscono) il numero assoluto dei suicidi è diminuito del 9 per cento a livello globale. Questo numero nasconde però grosse differenze: i paesi africani a basso e medio reddito hanno visto un aumento di quasi il 40 per cento, mentre quelli delle zone del Pacifico Occidentale un quasi dimezzamento.

Suicidi: il rapporto uomini/donne. © WHO

CON QUALI MEZZI. Il rapporto elenca anche i metodi più spesso usati per togliersi la vita: avvelenamento con pesticidi, impiccagione e armi da fuoco, anche se i dati potrebbero non essere del tutto affidabili perché non sempre le statistiche registrano questi dettagli. Nelle zone altamente urbanizzate di Cina, Hong Kong e Singapore, dove la maggior parte della popolazione vive in alti edifici condominiali, gettarsi dai piani alti è uno dei metodi più comuni. Sul finire degli anni Novanta in questi paesi orientali c'è stata anche un'epidemia di suicidi col monossido di carbonio prodotto bruciando il carbone da barbecue. E in Giappone, di recente, ha cominciato a diffondersi l'usanza di mischiare prodotti chimici per produrre acido solfidrico, e l'uso dell'elio.

LA PREVENZIONE. Secondo il rapporto, le ricerche mostrano che una delle principali misure da prendere per ridurre il numero dei suicidi è limitare l'accesso ai mezzi, prima di tutto pesticidi e armi. Un altro sistema potrebbe essere quello di incoraggiare i media a riferire in modo più responsabile i casi, evitando linguaggio sensazionalistico e descrizione esplicita dei metodi utilizzati. E infine, mettere in atto delle politiche perché gli operatori sanitari riescano a intercettare prima possibile i segnali di disagio e disturbo mentali.

18 settembre 2014 Chiara Palmerini
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