Salute

Studio Iss, stress prolungato rende più cattivo cancro seno

Primi risultati di una ricerca condotta su 80 donne colpite dalla neoplasia

Roma, 15 mag. (AdnKronos Salute) - Un lungo periodo di stress potrebbe contribuire alla progressione del cancro del seno nelle pazienti che stanno affrontando la malattia. Il meccanismo alla base di questo fenomeno, ancora da chiarire, suggerirebbe che è il tumore stesso a creare un ciclo di auto-potenziamento in grado di promuoverne la progressione, stimolando la sintomatologia depressiva indotta dallo stress. E' quanto evidenziano risultati preliminari di uno studio, condotto su 80 pazienti, coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Un lavoro, in collaborazione con l’Istituto Regina Elena di Roma e l’Istituto europeo di oncologia, che mira a identificare i biomarcatori specifici.

I primi risultati di questa ricerca, finanziata dal ministero della Salute e dalla Fondazione Veronesi, sono stati presentati oggi a Roma nella sede dell'Iss. "Nonostante vi siano evidenze di un'associazione tra isolamento sociale, stress e cancro al seno, i meccanismi che ne sono alla base non sono ancora stati del tutto spiegati - spiega Francesca Cirulli, ricercatrice dell’Iss e responsabile scientifico del progetto - Sappiamo però che alcuni tipi di stress psicologico prolungato (quelli di breve durata sembrerebbero avere addirittura un effetto positivo) sono responsabili di un’accresciuta infiammazione o di una sovrapproduzione di ormoni dello stress in grado di favorire la sintomatologia depressiva, la funzione neuroendocrina e di stimolare il sistema immunitario. Evidenza questa che, oltre ad essere confermata dall’attivazione di marcatori già noti, quali i glucocorticoidi, è avvalorata anche dall’attività di fattori quali il Brain-derived Neurotrophic Factor (Bdnf)".

I dati raccolti finora indicano, infatti, che un lungo periodo di isolamento sociale è in grado di amplificare la risposta allo stress acuto con una conseguente riduzione dell’espressione genica del Bdnf in diverse aree cerebrali, creando una maggiore suscettibilità a sviluppare sintomi depressivi. Questo dato trova conferma nella relazione inversa tra sintomi depressivi e livelli periferici di Bdnf nelle pazienti.

"Individuare e validare marcatori periferici di stress e funzione immunitaria, relativi alla progressione del cancro al seno - osserva Cirulli - può consentire di identificare fattori prognostici per lo sviluppo dello stato depressivo in pazienti con tumore alla mammella durante la terapia farmacologica e nelle fasi successive e per identificare tempestivamente quelle pazienti più suscettibili alle conseguenze psicologiche negative dello stress".

Nello studio coordinato dall'Iss avviene l’identificazione del fenomeno stress nelle pazienti con una neoplasia della mammella operata e sottoposte a trattamento chemioterapico seguito o meno da terapia antiormonale adiuvante. Lo stress viene valutato attraverso colloqui psicologici e rilevazione di ormoni e citochine, quali il cortisolo, il Bdnf, Tnf e altri fattori biochimici che sono alla base del meccanismo di induzione dello stress.

"Dalle prime analisi effettuate su 80 pazienti si rileva che, pur senza evidenti segnali di un alto livello di stress, ansia e depressione nelle pazienti - sottolinea lo studio - c’è una correlazione con i livelli alterati di Bdnf e alterazioni del cortisolo sia salivare che ematico. Lo studio andrà a verificare la fase del 'follow up' con l’intento di valutare anche l’eventuale impatto sulla progressione della malattia. Una precoce identificazione dello stress - concludono i ricercatori - può significare una eventuale riduzione del rischio di ricaduta da parte di pazienti più a rischio, come quelle donne che dovranno affrontare il percorso chemioterapico di cura".

15 maggio 2015 ADNKronos
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