Salute

Stringere la mano di chi amiamo allevia il dolore

È scientifico: il contatto fisico con la persona amata è un potente analgesico: riduce il dolore, anzi, lo dimezza.

In caso di dolore, stringere la mano di chi amiamo, aiuta? Le donne che hanno vissuto l'esperienza del parto assicurano di si. E oggi una ricerca condotta da un'equipe di studiosi delle Università del Colorado, di Haifa e di Parigi lo conferma: il contatto con il partner amato può essere un potente analgesico. E in alcuni casi dimezza addirittura la percezione del dolore.

Esperimento. Gli studiosi hanno condotto alcuni esperimenti e hanno pubblicato i risultati sulla prestigiosa rivista americana Proceedings of the National Academy of Sciences.

Gli esperimenti consistevano nel porre alcune donne in un tubo dentro cui veniva immessa acqua calda che produceva dolori di diversa intensità. In alcuni casi l'uomo che amavano stringeva la loro mano, in altri casi era seduto vicino ma senza fare nulla, in altri casi ancora si trovava in una stanza vicina.

Cervello coppie analgesia
Stringersi la mano nei momenti di dolore aiuta a ridurre il male. Il contatto fa si che venfano rilasciate sostanze chimiche nel cervello che attenuano il dolore. © shutterstock

Cosa succede? Osservando i risultati degli esperimenti, i ricercatori hanno notato che le donne che stringevano la mano del compagno, nei momenti critici avevano una percezione del dolore dimezzata. E viceversa: gli uomini dopo il contatto si dimostravano infatti più empatici e più precisi nel descrivere il dolore percepito dalle donne.

Secondo i ricercatori i risultati hanno una spiegazione scientifica. Il contatto infatti può offrire due tipi di benefici: il primo è il rilascio di sostanze chimiche (neurotrasmettitori) nel cervello che rendono più tollerabile il dolore.

Il secondo, invece, riguarda il fatto che recenti hanno dimostrato come il cervello delle coppie tenda a sincronizzare il battito cardiaco e le onde cerebrali, finendo per produrre, in alcuni casi, anche un effetto analgesico.

3 marzo 2018 Giuliana Rotondi
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