Sigarette elettroniche: la battaglia di San Francisco

La città americana ha messo al bando le sigarette elettroniche. I timori? Che siano un mezzo per avviare i giovani alla dipendenza da fumo - Un approfondimento sulle motivazioni di questa scelta.

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La città di San Francisco, in California, ha da poco ufficialmente messo al bando le sigarette elettroniche: vietata la vendita e la distribuzione. È un’ulteriore stretta alle misure anti-svapo, già tra le più severe negli Stati Uniti. Quando l’ordinanza entrerà in vigore, nel 2020, gli shop non potranno più vendere e-cig che non siano state approvate dalla FDA, l’ente americano che regola farmaci e dispositivi medici. Dato che nessuna delle sigarette elettroniche in vendita ha al momento l’approvazione della FDA (ma ha tempo fino al 2022 per chiederla), il regolamento equivale a un bando totale.

 

Perché tanto “astio” contro le sigarette aromatizzate e il piccolo esercito di “svapatori”, come sono chiamati da noi gli affezionati di questo sistema? Le sigarette elettroniche fanno male? Hanno qualche pericolo nascosto?

 

Giornata mondiale senza tabacco, World No Tobacco Day
Salute in fumo (la tua, e quella di chi ti respira accanto). Per approfondire: Giornata mondiale senza tabacco 2019. | Tond Van Graphcraft / Shutterstock

I retroscena. Qualche tassello in più di informazione sulla vicenda americana è necessario prima di addentrarsi nel discorso. La proposta del bando viene da sei membri del board dei “supervisor” di San Francisco, che stabilisce le politiche e adotta le ordinanze per la città, i quali l’hanno motivata con la preoccupazione per il forte aumento degli svapatori tra ragazzi molto giovani, messo in evidenza l’anno scorso da alcuni studi della stessa FDA e dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention).

 

San Francisco ha per così dire un conto in sospeso con le sigarette elettroniche, dato che proprio lì ha sede l’azienda Juul Labs, il più grande produttore di sigarette elettroniche negli Stati Uniti. La nuova ordinanza è accompagnata da un’altra che impedisce manifattura, produzione e vendita delle sigarette elettroniche in proprietà della città. La Juul Labs stessa è su un terreno di proprietà cittadina, ma dato che l’ordinanza non ha effetto retroattivo, l’azienda non sarà costretta a smantellare la sua attività.

 

Come alcuni dati sembrano mostrare, il timore principale è che, dopo anni di lotta al tabagismo, la dipendenza dalla nicotina possa ricomparire in altra forma, trascinata proprio dall’uso delle sigarette elettroniche. E che i giovani siano le “vittime” destinate ad alimentare le schiere dei nuovi fumatori. Già l’anno scorso, sempre a San Francisco, era stata proibita la vendita di prodotti al tabacco aromatizzato (le sigarette al mentolo) e di liquidi per sigarette elettroniche con packaging chiaramente rivolto a un pubblico molto giovane e gusti con nomi come “bubble gum” o “latte di unicorno”.

 

sigarette tradizionali: gli effetti del tabagismo
I fumatori non percepiscono gli effetti del tabagismo come immediati. Per approfondire: ecco 5 fatti poco noti che (speriamo) vi faranno smettere di fumare. | Shutterstock

Giovani fumatori. Anche in Italia il fenomeno del fumo tra le giovani generazioni è fonte di preoccupazione. Secondo indagini commissionate dall’Istituto superiore di sanità, tra i giovani di età compresa tra 14 e 17 anni è fumatore abituale circa uno su dieci.

 

«Tra il 2017 e il 2018, mentre per tutte le fasce di età si è registrata una diminuzione dell’abitudine al fumo, tra i 15 e i 24 anni c’è stato un aumento: oltre il 2,5 per cento», osserva Luisa Mastrobattista, ricercatrice del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità. Ci sono insomma più che fondati indizi per ritenere che anche da noi i giovani siano il serbatoio che continua ad alimentare la popolazione dei fumatori.

 

Per quanto riguarda la sigaretta elettronica, a utilizzarla in Italia è oggi circa un milione di persone. «Negli ultimi anni si è affacciato sul mercato anche il tabacco riscaldato», aggiunge Mastrobattista: «parliamo di dispositivi elettronici con una capsula che contiene tabacco trinciato, che non brucia. Sia le sigarette elettroniche sia il tabacco riscaldato vengono utilizzati anche dai giovani, anche se è difficile quantificare il fenomeno del passaggio da questi consumi al fumo vero e proprio.»

 

Rapporto sul fumo in Italia 2012
Infografica, dal Rapporto sul fumo in Italia 2012 - Fumatori e non: le abitudini degli italiani, il mercato, i danni (clicca sull'immagine per ingrandirla).

 

Usi e consumi delle e-cig. Anche i dati nostrani smentiscono l’idea che la sigaretta elettronica sia utilizzata per smettere di fumare: la stragrande maggioranza degli utilizzatori (oltre il 75 per cento) usa sia le sigarette tradizionali sia le e-cig. Tra chi usa la sigaretta elettronica solo il 5 per cento circa dichiara di aver diminuito drasticamente il consumo di sigarette tradizionali; oltre il 30 per cento non ha cambiato abitudini, il 14 per cento ha ripreso il consumo delle sigarette tradizionali e il 7 per cento ha iniziato a fumare.

 

Quando sono comparse sul mercato, anni fa, le e-cig venivano propagandate come un sistema per aiutare i fumatori a smettere, dato che permettono di scalare il contenuto di nicotina, oppure di mantenere la ritualità del gesto del fumare, quella che molti dicono sia la più difficile a cui rinunciare, utilizzando però un prodotto non dannoso per la salute. Entrambe le premesse vengono ora in una certa misura messe in dubbio.

 

salute e società: sigarette elettroniche
Disponibile in versione integrale, Public Health Consequences of E-Cigarettes è il rapporto della National Academies of Sciences (ente americano privato, non profit) sulla revisione di 800 studi sulle sigarette elettroniche.

Fanno male? Dal punto di vista della salute, sembra perfino poco sensato il paragone tra e-cig e sigarette tradizionali: dato che quelle elettroniche non comportano l’inalazione di quel mix di sostanze frutto della combustione del tabacco, e di cui è ormai arcinota la pericolosità, è quasi un’ovvietà dire che siano meno dannose delle sigarette.

 

Meno dannose non significa però innocue. Una revisione sistematica di oltre 800 studi pubblicata l’anno scorso dalla National Academies of Sciences illustra i dettagli in base alle conoscenze più aggiornate. Anche le sigarette elettroniche, che funzionano riscaldando i liquidi per produrre un aerosol gassoso, emettono numerose sostanze potenzialmente tossiche, che hanno dimostrato di avere un effetto mutagenico (e quindi potenzialmente cancerogeno) in vitro; queste sostanze variano però molto tra un prodotto e l’altro, e anche in base al modo in cui viene utilizzato.

 

Gli effetti a lungo termine non sono ancora noti, anche se è presumibile che, perfino nella peggiore delle ipotesi, il loro effetto dannoso non sia paragonabile a quello della combustione delle sigarette tradizionali.

 

 

C’è poi il discorso della nicotina: pur avendo un contenuto in nicotina assai variabile (e ce ne sono anche senza), anche le e-cig sono in grado di indurre dipendenza, anche se forse minore di quella da tabacco. E c’è da considerare che l’effetto della nicotina sul cervello di giovani e adolescenti può presentare rischi aggiuntivi.

 

In sostanza, conclude il rapporto, se l’uso delle sigarette elettroniche portasse all’astinenza dal fumo, i benefici per la salute pubblica potrebbero essere considerevoli. Ma se così non è, e si dimostrassero fondati i sospetti che le sigarette elettroniche inizino i giovani al fumo, allora il risultato netto per la salute collettiva sarebbe disastroso.

 

16 Luglio 2019 | Chiara Palmerini