Sigarette elettroniche: danni maggiori dei benefici

Le e-cig potrebbero aumentare il numero dei futuri fumatori e diminuire quello di chi vuole davvero smettere. Colpa del legame a doppio filo con la nicotina.

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L'e-cig come modo per smettere? Non necessariamente.|Shutterstock

Le sigarette elettroniche aiutano davvero a smettere di fumare? O piuttosto, abituano al gesto tipico del fumatore, e al contatto con la nicotina? Il tema è più che mai dibattuto, e ora uno studio statunitense conclude che i benefici delle e-cig sono inferiori ai danni che il loro utilizzo comporta.

 

In base alla ricerca pubblicata su PLOS One, anche se questi dispositivi sono venduti come un modo per smettere di fumare, incrementano solo marginalmente il numero di adulti che chiude con le sigarette. Non solo: possono incoraggiare l'iniziazione al fumo e danneggiare i giovani adulti, introducendoli alla dipendenza da nicotina.

Quale impatto? I ricercatori di quattro diverse Università statunitensi hanno utilizzato i dati di censimenti sulla popolazione e di ricerche sulla salute pubblica per calcolare gli anni di aspettativa di vita guadagnati o perduti, complessivamente, grazie all'effetto delle e-cig.

 

I risultati? «Le e-cig potrebbero portare a più di 1,5 milioni di anni di vita persi perché potrebbero aumentare in modo sostanziale il numero di adolescenti e giovani adulti che diventeranno infine fumatori di sigarette» spiega Samir Soneji del Dartmouth Institute for Health Policy and Clinical Practice, tra gli autori. Mentre le leggi sul fumo hanno portato a una sostanziale riduzione del numero di giovani fumatori dagli anni '90, l'ampio accesso alle e-cig potrebbe rallentare questo trend positivo.

 

meno "invitanti" (e più sicure). «Potrebbero causare più danno che beneficio alla salute pubblica - continua Soneji - a meno che non si trovino modi per diminuire il numero di adolescenti che svapano e aumentare il numero di adulti che le usano per smettere di fumare. Occorre inoltre chiudere i vuoti normativi che permettono di renderle appetibili ai più giovani, riducendo la disponibilità di sapori graditi agli adolescenti (come quelli alla frutta), e alzare gli standard produttivi  per ridurre il numero di tossine e sostanze cancerogene nei liquidi inalati».

 

18 Marzo 2018 | Elisabetta Intini