Salute

Sigarette elettroniche: aiutano davvero a smettere di fumare?

No, secondo un nuovo studio americano, che sottolinea come le e-cig siano inefficaci nel ridurre la dipendenza dalle sigarette tradizionali. Ma non tutti sono d'accordo.

Valida e più salutare alternativa al tabacco, o solo un modo socialmente accettato per prolungare la dipendenza da nicotina? Il dibattito sulle sigarette elettroniche è tutt'altro che sopito. E a ravvivarlo interviene oggi un nuovo studio statunitense, secondo il quale le e-cig non aiutano affatto i fumatori a smettere con le sigarette tradizionali.

Fanno male alla salute?

Sono dannose? Hanno effetti collaterali? Danno dipendenza? Anche tra gli esperti, il dibattito sulla sigaretta elettronica, e sui suoi effetti sulla salute, è acceso.

Leggi lo speciale di Focus sulle sigarette elettroniche

Nessun progresso. Pamela Ling, che si occupa di ricerca sul tabacco presso l'Università della California, San Francisco, ha indagato sulle abitudini di 949 fumatori attraverso un questionario online.

Tra questi, 88 persone che avevano provato la sigaretta elettronica hanno mostrato di non essere riusciti né a smettere, né a ridurre la quantità di vere sigarette fumate dopo un anno. Insomma 12 mesi di e-cig non avrebbero garantito nessun passo avanti rispetto agli altri fumatori tradizionali.

«Non abbiamo riscontrato alcuna differenza nel tasso di abbandono delle sigarette tra i fumatori che hanno usato e-cig e quelli che non le hanno usate» spiega Ling, che ha aggiunto: «Le pubblicità che suggeriscono che le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare dovrebbero essere proibite, fino a che queste affermazioni non saranno supportate da evidenze scientifiche.

Pareri contrastanti
Le perplessità di Ling e colleghi si aggiungono a quelle evidenziate, per esempio, da chi è preoccupato per la mancanza di regolazione della quantità di nicotina inalata da chi "svapa" o per la tossicità di alcuni liquidi usati nelle e-cig che, scaldati ad alte temperature, possono rivelarsi irritanti per la mucosa gastrica o tossici per il fegato (anche se meno deleteri rispetto alle sostanze "killer" presenti nelle sigarette comuni).

Secondo altri, invece, le sigarette elettroniche andrebbero considerate un male minore, l'unica possibilità concreta di ridurre la dipendenza da tabacco. Per Peter Hajek, direttore della Tobacco Dependence Research Unit presso la Barts and The London School of Medicine and Dentistry, lo studio della Ling dimostrerebbe solo che le e-cig sono inefficaci con chi è fortemente dipendente da tabacco, e che gli stessi risultati si sarebbero avuti se, sotto esame, ci fossero state altri prodotti a base di nicotina. La ricerca americana, secondo Hajeck, non proverebbe affatto che "svapare" non riduce la dipendenza dalle normali sigarette.

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Dalla parte della Ling si schiera invece Vaughan Rees, direttore del Center for Global Tobacco Control presso la Harvard School of Public Health di Boston (Massachusetts), secondo cui lo studio confermerebbe che le e-cig non contengono abbastanza nicotina per supportare il completo abbandono delle sigarette convenzionali.

Dello stesso avviso anche quella parte della comunità scientifica che vorrebbe che le e-cig fossero considerate, per legge, dispositivi medici, e come tali sottoposti a continui controlli scientifici e a restrizioni pubblicitarie. Un passo che le industrie produttrici difficilmente sarebbero disposte ad accettare.

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25 marzo 2014 Elisabetta Intini
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