Salute

Si può morire per un cuore spezzato?

Un grande dolore può aumentare il rischio di mortalità? Statistiche alla mano, sembra di sì.

Un lutto o uno shock emotivo improvvisi possono portare alla morte? La scomparsa dell'attrice statunitense Debbie Reynolds all'indomani di quella della figlia, Carrie Fisher, ha riportato all'attualità una domanda "classica" sulla salute cardiovascolare: di cuore spezzato si può morire?

Lasciamo da parte lo specifico caso di cronaca e concentriamoci sui dati scientifici. Statistiche alla mano, la perdita di un familiare è in effetti correlata a un aumentato rischio di mortalità. Secondo uno studio pubblicato su Lancet, la morte di un figlio giovane, tra i 10 e i 17 anni di età, fa aumentare le probabilità di decesso nei genitori del 31%, durante l'anno successivo. Esistono poi studi analoghi condotti sulle coppie di lunga data.

Le cause. La ragione non è univoca. Da un lato, ci sono le condizioni ambientali: il defunto e i sopravvissuti potrebbero essere stati sottoposti agli stessi fattori di rischio esterni o alle medesime predisposizioni genetiche. Dall'altro, c'è lo stress acuto che la perdita di un proprio caro procura all'organismo, dettato dal venir meno di un sistema di supporto (per esempio, se a morire è un coniuge) o dal senso di interruzione dell'ordine naturale delle cose, se a perire è un giovane.

Un disturbo specifico. Esiste inoltre una patologia nota come sindrome dal cuore infranto (o cardiomiopatia da stress) che si manifesta come una disfunzione del ventricolo sinistro del cuore in seguito a una situazione emotivamente molto stressante.

Dolore usurante. Le cause della malattia non sono del tutto note, ma si pensa possa dipendere da un forte incremento degli ormoni legati allo stress. Quest'ultimo è anche all'origine di patologie di infiammazione cronica che possono aumentare il rischio di cancro e l'aumento di comportamenti nocivi (fumo, alcol, un'alimentazione scorretta, poco esercizio fisico).

L'altro lato della medaglia. L'unica nota positiva? Allo stesso tempo le relazioni sociali, quando presenti, sono un toccasana per la salute individuale. Chi ne vanta di solide, tende a vivere più a lungo e ad essere più protetto, per esempio, da malattie mentali e demenze.

2 gennaio 2017 Elisabetta Intini
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