Scienza

Si abbassa la febbre ma aumentano i contagi

Usare gli antipiretici per abbassare la febbre può avere qualche effetto "collaterale": secondo uno studio può far aumentare la diffusione dei virus, come quello dell'influenza. Ma attenzione, le conclusioni della ricerca non vanno seguite alla lettera.

Quando la linea del termometro sale, sale, sale…è bene o male intervenire con i farmaci per abbassare la febbre? È una di quelle questioni su cui non c’è un accordo completo neppure tra i medici, e in particolare tra i pediatri quando si tratta di decidere come comportarsi con i piccoli pazienti febbricitanti. Di solito il consiglio che viene dato è di guardare, più che alla temperatura in sé, allo stato generale del bambino: se è vispo e non manifesta particolare disagio, si può lasciare che la febbre sia elevata. Diversamente, e anche sotto la canonica soglia dei 38°, meglio intervenire con i farmaci consigliati.
Ora però un nuovo studio solleva altri dubbi sull’opportunità o meno di trattare la febbre. Secondo un gruppo di ricercatori, abbassare la temperatura corporea in corso di infezione virale contribuisce ad aumentare il numero dei contagi (in particolare si parla in questo caso di virus dell’influenza), e quindi ad aggravare le epidemie stagionali. Ma attenzione, le conclusioni della ricerca non vanno seguite alla lettera.

Febbre alta, vita difficile per i microbi
La funzione della febbre è abbastanza nota, anche se non in tutti i dettagli: si pensa che sia un meccanismo di difesa dell’organismo. Alzando la temperatura, il corpo rende più difficile per i microbi moltiplicarsi e sopravvivere. Al contrario, quando la febbre scende, il virus tende a replicarsi con maggior vigore e, probabilmente, a diffondersi di più. Anche se questa ipotesi è plausibile, sono pochissime le ricerche che hanno dimostrato in modo convincente il legame tra abbassamento della febbre e capacità del virus di diffondersi. Per esempio, uno studio degli anni ’70 ha trovato che le persone affette da raffreddore che avevano preso l’aspirina diffondevano più particelle virali di quelle che non l’avevano presa.

Morti in più per «febbre bassa»
nuovo studio, condotto ricercatori della McMaster University, in Canada, e pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, non aggiunge dati sperimentali. Il lavoro è un’analisi matematica delle conseguenze sulla diffusione dell’influenza in una popolazione abituata a trattare la febbre con i farmaci antipiretici. La conclusione dei ricercatori è che, nel complesso, abbassare la temperatura contribuisce ad aumentare fino al cinque per cento la diffusione del virus. Per una popolazione come quella degli Stati Uniti, questo potrebbe significare 700 morti in più l’anno per influenza.
Secondo altri esperti queste conclusioni, anche se plausibili, sono premature. Gli autori sottolineano però che la loro stima è molto prudente e non tiene neppure conto del fatto che, come invece è abitudine diffusa, i farmaci antipiretici vengono spesso presi (o addirittura dati ai bambini) per «stare meglio» e anticipare l’uscita di casa e il ritorno al lavoro, a scuola o all’asilo dopo l’influenza.
Se così fosse, una volta di più, una scelta che appare solo personale in fatto di salute, si ripercuote invece anche sugli altri.

27 gennaio 2014 Chiara Palmerini
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