Salute

Shanghai: una megalopoli in lockdown

Con l'imposizione di un lockdown totale per una nuova ondata di contagi, Shanghai è ora la città più grande al mondo chiusa per covid.

Se all'inizio del 2020 la decisione di imporre il lockdown a Wuhan, una città di 11 milioni di abitanti, aveva lasciato il mondo di stucco, provate ora a immaginare la chiusura per covid di una megalopoli due volte e mezzo più popolosa. Shanghai, l'hub finanziario della Cina e del mondo, abitato da 26 milioni di persone, è dal 5 aprile in totale lockdown per l'impennata dei contagi dovuti alla variante Omicron di SARS-CoV-2. Inizialmente si era deciso per la chiusura separata della parte orientale e di quella occidentale della città, ma la diffusione dei casi ha fatto propendere infine per una misura più drastica.

Il naufragio del modello "zero covid". Mercoledì 6 aprile Shanghai ha registrato circa 20.000 nuovi casi di covid, pochi in confronto a quelli quotidianamente dichiarati in Europa e Stati Uniti in fasi meno acute della pandemia, ma un vero record per la Cina che dall'inizio dell'emergenza sanitaria ha optato per la strategia "zero covid", volta a spezzare tutte le catene di trasmissione con screening di massa, quarantene in strutture apposite, lockdown molto rigidi e controlli alle frontiere. Con la diffusione di varianti altamente trasmissibili ma probabilmente meno letali, come Omicron BA.1 e i due sottolignaggi BA.1.1 e BA.2, questo approccio si sta rivelando inefficace, nonché molto complesso da gestire.

Beni essenziali. Chiudere 26 milioni di persone in casa e mantenerle allo stesso tempo nutrite e servite è praticamente impossibile persino per il sistema-Cina, che riesce comunque a testare periodicamente l'intera popolazione di Shanghai grazie a 20.000 hub per tamponi diffusi in tutta la città. I cittadini impossibilitati ad uscire se non per gli screening anti-covid faticano a recuperare cibo, acqua e medicinali e persino a effettuare ordini online, per la mancanza di scorte e di addetti alle consegne.

Decine di migliaia di medici e infermieri, oltre a 2000 militari sono stati inviati in città per far fronte all'emergenza, anche se dai dati ufficiali non risultano decessi per covid su oltre 90.000 casi di covid a Shanghai (ma l'assenza di morti è difficile da credere, nonostante l'effetto protettivo dei vaccini).

Separati. Le politiche sanitarie in Cina impongono che tutti i pazienti positivi, bambini inclusi, debbano trascorrere la quarantena in strutture isolate, che a questo risultano però sovraffollate e con servizi sanitari inadeguati. Secondo l'agenzia media cinese Caixin ritenuta attendibile dalla BBC, anche le persone che sono state a stretto contatto con pazienti positivi (potenzialmente centinaia di migliaia di persone) dovranno invece trascorrere un periodo di isolamento in province vicine. Le proteste dei cittadini esasperati e la difficile logistica potrebbero convincere le autorità a consentire la quarantena domestica per gli asintomatici, o almeno questa è la speranza stando così le cose.

Campagna vaccinale. Anche se l'88% della popolazione cinese risulta pienamente vaccinata, i vaccini a virus inattivati prodotti dalla Cina risultano meno efficaci di quelli a mRNA di Pfizer e Moderna. Inoltre, soltanto la metà degli over 80 è protetta dai vaccini, perché la precedenza nella campagna di immunizzazione è stata data alle classi lavoratrici.

11 aprile 2022 Elisabetta Intini
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