Che cos'è la sensibilità al glutine?

Esiste davvero la gluten sensitivity o sensibilità al glutine? Che cosa dice la scienza?

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Chi soffre di sensibilità al glutine accusa disturbi digestivi, debolezza e malesseri vari, che spariscono con una dieta gluten free. Ma allo stato attuale degli studi scientifici non possiamo dire che esista una vera e propria sensibilità al glutine.

 

La gluten sensitivity, o sensibilità al glutine non celiaca, è al vaglio della comunità scientifica nazionale e internazionale come una possibile reazione al glutine, i cui meccanismi però non sono ancora noti.

 

Gli studi in corso devono ancora chiarire se si tratti di una vera e propria patologia e quali meccanismi la inducano, o se invece si tratta di un semplice effetto “nocebo”.

 

Alcune ricerche hanno documentato che, in una percentuale non piccola di pazienti, la sensibilità al glutine è frutto della suggestione. In questi studi, i ricercatori hanno teso veri trabocchetti ai soggetti sperimentali, dando loro da mangiare cibi che all’apparenza contenevano la sostanza, ma ne erano in realtà privi. Chi partiva dall’idea di essere “sensibile” stava male anche così. In altri casi, invece, i disturbi potrebbero sì essere legati all’alimentazione, ma non al glutine.

Molecole moleste. Esistono infatti almeno due tipi di molecole – contenute nelle farine, ma anche in frutta e verdura, latte e miele – che possono causare malesseri se l’apparato digerente non è perfettamente a posto. Le prime sono indicate con la sigla Fodmap e sono zuccheri che l’intestino non assorbe: possono fermentare e causare disturbi, se la flora batterica è alterata.

 

Le altre sono le Ati, proteine che in natura proteggono i vegetali dai parassiti, ma che possono determinare una risposta del nostro sistema immunitario, provocando qualche fastidio.

 

A differenza della celiachia, la sensibilità al glutine non provoca lesioni alla mucosa intestinale e non esistono marcatori nel sangue per identificare questa condizione. Il paziente, tuttavia, riferisce ugualmente la comparsa di sintomi all'ingestione di cereali che contengono glutine e la scomparsa alla loro esclusione dalla dieta. La diagnosi in questo caso è esclusivamente clinica, in quanto non esistono test diagnostici: è quindi necessario affidarsi soltanto a quanto riferisce il paziente.

 

Per determinare il manifestarsi della sensibilità al glutine occorrerebbe esaminare il quadro clinico dopo l'esclusione del glutine dalla dieta, verificare la scomparsa dei sintomi e la loro ricomparsa al momento della sua reintroduzione. Queste due fasi dovrebbero essere testate "in cieco": il paziente non dovrebbe essere a conoscenza della fase che sta attraversando, se si trova quindi in un momento di esclusione o di reintroduzione del glutine.

06 Gennaio 2018