Salute

Sensi troppo acuti: come il disturbo di processazione sensoriale ci spiega l'autismo

Si chiama disturbo di processazione sensoriale: alcuni bambini sembrano sopraffatti dagli stimoli dei sensi (o al contrario "sentire" meno del "normale"). È un tratto comune nell'autismo, ma gli esperti discutono se considerarlo un disturbo a se stante.

Jack è un bambino che sembra dotato di sensi super-acuti. Se la madre non riesce a trovare qualcosa lasciato in giro per la casa, chiede a lui di passare in rassegna con la mente tutte le stanze dove è stato e quasi sempre l’oggetto smarrito salta fuori.

Jack è capace di riconoscere in una folla di persone un viso visto solo una volta. Oppure di cantare un motivo secondo lo stile di interpreti diversi. Ma vista e udito fuori della norma, utili in certe occasioni, diventano un problema in altre: a una festa di compleanno, in un centro commerciale o semplicemente a passeggio per la strada, Jack è travolto e frastornato, a volte sopraffatto, dai rumori e dagli stimoli visivi. Talvolta non può cenare a tavola con la sua famiglia perché il solo rumore della masticazione degli altri lo fa stare male.

Jack, di cui parla un articolo su Spectrum, è affetto da quello che viene definito disturbo di processazione sensoriale (sensory processing disorder, SPD in inglese)

Che cos’è. Fino a non molto tempo fa era un disturbo praticamente sconosciuto. «Veniva individuata e classificata solo nei bambini molto piccoli, fino a tre anni, per poi sparire come diagnosi autonoma e ricomparire come uno dei principali criteri diagnostici dell’autismo. Ora inizia a esserci più ricerca e interesse intorno all’argomento» spiega a Focus.it Filippo Muratori, responsabile dell’Unità di psichiatria dello sviluppo alla Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa). Non è detto che il disturbo riguardi solo l’eccesso di sensibilità agli stimoli, a volte è il contrario: ci sono bambini che sembrano impermeabili agli stimoli. Pur avendo organi di senso perfettamente normali da un punto di vista fisiologico, sembrano insensibili a certi stimoli.

Perfino tra gli esperti, però, non c’è accordo se considerarlo un disturbo a sé, oppure un insieme di anomalie che compaiono anche in altri disturbi neuropsichiatrici dell’età infantile. Non è incluso neppure nel DSM-5, l’edizione più recente del trattato che classifica i disturbi mentali. Però è diventato un cardine della diagnosi di autismo: fino al 90 per cento dei bambini autistici sembra avere problemi di processazione sensoriale, anche se non necessariamente è vero l’opposto, cioè molti bambini che manifestano disturbi legati alla elaborazione degli stimoli dei sensi non sono autistici.

Ipotesi autismo. Già Leo Kanner, che per primo ha descritto l’autismo, aveva notato che molti bambini affetti dal disturbo avevano sensi “particolari”: alcuni erano ipersensibili ai rumori oppure al tocco, altri sembravano a volte indifferenti al dolore. Questi aspetti sono rimasti a lungo in secondo piano, per tornare alla ribalta in tempi più recenti.

Secondo una teoria, l’autismo stesso sarebbe di fatto un disturbo sensoriale, e le caratteristiche difficoltà sociali e di comunicazione sarebbero solo una conseguenza. In base a questa idea, un bambino che a malapena registra suoni e immagini del mondo esterno difficilmente svilupperà normali capacità di comunicazione e relazione, così come uno che ne è sopraffatto tenderà a chiudersi in se stesso e a isolarsi. Per ora non c’è nessuna conferma diretta a sostegno dell’ipotesi, però alcuni indizi.

In uno studio realizzato in collaborazione da Università di Firenze, Fondazione Stella Maris di Pisa e Institute of Education di Londra, per esempio, è risultato che i bambini autistici avrebbero una capacità ridotta di leggere i dati li provenienti dai sensi: "ogni stimolo sensoriale, invece di essere inquadrato in uno schema precedente, verrebbe ogni volta letto come nuovo"dice Muratori. Questo provocherebbe un susseguirsi di sensazioni inaspettate e, alla lunga, travolgenti.

Differenze reali. Nonostante molti esperti lo considerino solo un aspetto di vari disturbi, alcuni studi sembrano fornire le prime prove che può essere un’entità indipendente.

In una ricerca, per esempio, i bambini classificati informalmente come “ipersensibili” dimostravano effettivamente di avere reazioni più forti (misurate con elettrodi sulla pelle) a stimoli di tutti i giorni, come il suono di una sirena o lo strofinio di una piuma sul viso.

Secondo un’altra, il loro sistema nervoso parasimpatico – che rallenta il battito del cuore e il respiro – sarebbe meno attivo rispetto agli altri. E uno studio ancora più recente ha trovato delle anomalie nella connettività delle fibre nervose nelle regioni legate alla processazione degli stimoli sensoriali.

I primi passi per cercare di svelare il mistero di che cosa vada storto nel tragitto dai sensi alla elaborazione delle informazioni nel cervello, e per fornire una base di conoscenze per terapie mirate per questi bambini.

9 giugno 2016 Chiara Palmerini
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