Salute

Sanità: Smi, su maternità basta discriminare donne medico convenzionate Ssn

Roma, 11 nov. (AdnKronos Salute) - Basta discriminazioni in tema di maternità per le donne-medico convenzionate, ovvero medici di famiglia, guardie mediche e 118. Il Sindacato dei medici italiani (Smi) ritorna su un nodo irrisolto del sistema sanitario e denuncia come la legge vigente non sia uguale per tutti: non viene, infatti, riconosciuto dal punto vista normativo ed economico alle professioniste il diritto al riposo per allattamento. E sono forti le criticità anche per l'adozione e l'affido. E all'Enpam, l'ente di previdenza dei camici bianchi, lo Smi chiede un impegno per ovviare questa grave situazione in attesa di norme ad hoc.

"E' una condizione inaccettabile - denuncia Fabiola Fini, responsabile nazionale Smi Emergenza sanitaria territoriale convenzionata - che un medico per il semplice fatto di essere un convenzionato sia così pesantemente penalizzato: non si può continuare, per assenza di una norma specifica e chiara, a negare il diritto (anche economico) al riposo per allattamento, che invece viene giustamente garantito alle colleghe che operano come dipendenti. Anche la sentenza n. 1 del 1987 della Corte Costituzionale ha sottolineato questo aspetto della tutela della madre che 'non si fonda solo sulla condizione di donna che ha partorito, ma anche sulla funzione che essa esercita nei confronti del bambino'".

"Eppure in Italia - continua Fini - le disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità prevedono uno specifico trattamento per i riposi giornalieri della madre 'lavoratrice', intendendo in tal senso unicamente i dipendenti, compresi quelli con contratto di apprendistato di amministrazioni pubbliche, di privati datori di lavoro, nonché i soci lavoratori di cooperative".

"E i medici della medicina generale sono forse figli di un Dio minore? Sembrerebbe proprio di sì in termini di tutele e diritti riconosciuti", denuncia Fini. Forse il legislatore, sottolinea la dirigente Smi, "ha ipotizzato, sbagliando, che le donne medico convenzionate abbiano un sistema di autogestione dell'attività libero-professionale tale da consentire di scegliere liberamente modalità di lavoro, così da conciliare le esigenze professionali con il prevalente interesse del figlio".

"Falso! E' difficile sostenere, ad esempio, che una professionista del 118 convenzionata a 38 ore settimanali, con un'attività coordinata e continuativa giornaliera a bordo delle ambulanze, sulle auto-mediche, nei pronto soccorso, possa riuscire a conciliare le esigenze lavorative con il sacrosanto diritto del figlio a stare nelle braccia della sua mamma e di essere allattato nel corso del primo anno di vita".

"Infine - conclude Fini - ricordiamo che il medico convenzionato è, ad oggi, pesantemente discriminato anche per il diritto di adozione e affido.

Per quanto riguarda inoltre chi opera nel 118 e nella guardia medica, anche per il mancato riconoscimento della propria attività come usurante. Quindi rivolgiamo un appello all'Enpam, in attesa che si vari una norma ad hoc: con la vigente legislazione una prima risposta al problema possa essere data da quanto previsto all'articolo 99 comma 2 dell'Acn , in materia di contributi previdenziali ed assicurazione contro i rischi derivanti dall'incarico, includendo nella gamma degli eventi assicurati il riposo per allattamento con le relative conseguenze economiche. Siamo ancora ben lontani in merito dalla parità di diritti, ma così l'Enpam garantirà a una mamma la specifica indennità dovuta per i riposi giornalieri per allattamento".

11 novembre 2014 ADNKronos
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