Salute

Sanità: Msf lancia 'Anti-slogan', 10 leggende da sfatare sui migranti

Iniziativa interattiva online per 'un'informazione corretta e senza preconcetti'

Roma, 25 ott. (AdnKronos Salute) - Sfatare le 10 principali leggende legate alla migrazione. Con questo obiettivo Medici senza frontiere lancia oggi 'L'Anti-slogan'. Iniziativa online pensata per la condivisione sui social network, l'Anti-slogan si presenta come una provocatoria pagina web di "false notizie", a cui corrispondono 10 "verità" che si scoprono con un clic e verranno diffuse una a una, nelle prossime settimane, attraverso una campagna mirata via Facebook e Twitter che tutti sono invitati a condividere.

I migranti ci portano le malattie? Perché vengono trattati meglio degli italiani? Scappano davvero da guerre e povertà? Partendo dalle tante domande raccolte dopo il lancio della campagna #Milionidipassi, e sulla base di fonti ufficiali e della propria esperienza lungo le rotte della migrazione, Msf ha formulato risposte specifiche e alla portata di tutti, per facilitare la comprensione di questa "gravissima crisi globale" e contribuire a "un'informazione corretta, priva di preconcetti, strumentalizzazioni e luoghi comuni".

"Il drammatico fallimento dell'accoglienza in Europa è spesso accompagnato da facili slogan che vengono sfruttati per giustificare le politiche della paura o fare audience sui media - spiega Loris De Filippi, presidente di Msf - La crisi in atto, di cui le persone in fuga e non le nostre società sono la parte vulnerabile e minacciata, va affrontata attraverso risposte corrette, basate sulla realtà dei fatti. L'Anti-slogan è la nostra proposta per dare a tutti l'opportunità di capire e per restituire umanità all'approccio comune verso persone in drammatiche difficoltà". Consultabile sulla pagina www.milionidipassi.it/antislogan, non è solo un mezzo immediato per rispondere alle domande e alle paure più comuni, ma uno strumento che Msf mette a disposizione di tutti, "con l'auspicio diffondere una cultura più corretta e umana".

Ecco una sintesi dei punti dell'Anti-slogan:

1) Ci portano le malattie. In realtà - chiarisce Msf - i migranti non rappresentano un rischio per la salute pubblica. Nel corso di oltre 10 anni di attività mediche in Italia, Msf non ha memoria di un solo caso in cui la presenza di migranti sul territorio sia stato causa di un'emergenza di salute pubblica. E' anzi il loro stato di salute a peggiorare a causa delle difficili condizioni in cui si trovano a vivere una volta arrivati in Italia;

2) Li trattiamo meglio degli italiani. In realtà il sistema d'accoglienza italiano è largamente insufficiente: più del 70% dei richiedenti asilo sono in strutture straordinarie, spesso con personale e servizi insufficienti, mentre 10.000 vivono in siti di fortuna al di fuori del sistema. Riguardo ai 35 euro al giorno, vanno agli enti che gestiscono i centri, mentre solo 2,5 euro vengono corrisposti al richiedente asilo.

Questi fondi vengono peraltro stanziati in parte rilevante dall'Ue;

3) Aiutiamoli a casa loro. In realtà la comunità internazionale da decenni si pone come obiettivo di eliminare la fame e la povertà estrema, ma nonostante sforzi e investimenti i risultati sono ancora insufficienti. Gli aiuti internazionali da soli non bastano a consentire il rientro a casa in sicurezza di chi fugge da conflitti, persecuzioni e violenza, e in alcuni contesti l'instabilità è tale che non esistono le garanzie minime di sicurezza per mantenere programmi di assistenza;

4) Ci rubano il lavoro. In realtà non esistono studi che portino dimostrazioni inconfutabili al proposito. Al contrario, le analisi esistenti mettono in evidenza la scarsa concorrenzialità tra lavoro straniero e autoctono. Secondo il ministero del Lavoro, solo l'1,3% dei lavoratori italiani con laurea svolge un lavoro manuale non qualificato, mentre questa percentuale si alza all'8,4% nei lavoratori extra-comunitari. Inoltre, secondo l'Inps ogni anno gli 'immigrati' versano 8 miliardi di euro di contributi e ne ricevono 3 in pensioni e altre prestazioni, con un saldo netto di circa 5 miliardi.

E ancora:

5) Vengono tutti in Italia. In realtà - corregge Msf - la maggior parte dei migranti non si 'imbarca' per l'Europa. Degli oltre 65 milioni di persone costrette alla fuga nel 2015, l'86% è rimasto nelle aree più povere del mondo: 39% in Medio Oriente e Nord Africa, 29% in Africa, 14% in Asia e Pacifico, 12% nelle Americhe, solo 6% in Europa. In Italia si trovano 118.000 rifugiati (ovvero 1,9 ogni 1000 italiani) e 60.000 richiedenti asilo. L'Italia è agli ultimi posti in Europa per incidenza dei rifugiati sulla popolazione totale;

6) Sbarcano i terroristi. In realtà la maggior parte degli affiliati ai gruppi terroristici coinvolti negli attentati in Europa erano già presenti sul territorio e cittadini europei. Ci sono stati isolati episodi di richiedenti asilo coinvolti in attentati, ma nella stragrande maggioranza dei casi a bussare alle nostre porte sono persone vulnerabili che fuggono da guerre e violenza. I rifugiati non sono terroristi, ma vittime del terrore. Il vero rischio è la strumentalizzazione di queste paure;

7) Sono pericolosi. In realtà sono più vulnerabili che pericolosi. Studi internazionali negano una corrispondenza diretta tra l'aumento della popolazione immigrata e le denunce per reati penali. Se sono molti i detenuti stranieri nelle carceri italiane (34%), è dovuto a fattori precisi. Per esempio, a parità di reato gli stranieri sono sottoposti a misure di carcerazione preventiva o controlli molto più spesso degli italiani.

Infine:

8) Non scappano dalla guerra. In realtà - precisa Msf - la distinzione tra rifugiati e migranti economici è una semplificazione.

I motivi che spingono le persone a fuggire sono diversi e spesso correlati: guerre, instabilità politica e militare, regimi oppressivi, violenze, povertà estrema. Il diritto di ogni persona a chiedere protezione internazionale prescinde dalla nazionalità e dal paese di origine. A contare sono le cause della fuga, le persecuzioni subite o minacciate, la vulnerabilità e i bisogni di assistenza e cure mediche;

9) Sono tutti uomini giovani e forti. In realtà la maggioranza delle persone che arrivano in Europa è rappresentata da giovani uomini perché hanno una condizione fisica migliore per poter affrontare un viaggio così duro, ma il numero di famiglie, donne e minori non accompagnati è in aumento. Secondo l'Unhcr, su circa un milione di persone arrivate in Grecia, Italia o Spagna via mare nel 2015, il 17% è costituto da donne e il 25% da bambini;

10) Hanno pure lo smartphone. In realtà per chi fugge ed è costretto a intraprendere un lungo e pericoloso viaggio, i cellulari sono beni di prima necessità: sono il mezzo più economico per stare in contatto con i propri familiari; permettono di capire dove ci si trova, attraverso la geolocalizzazione; servono a condividere informazioni fondamentali su rotte, mappe, pericoli alle frontiere, blocchi.

25 ottobre 2016 ADNKronos
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