Salute

Sanità: l'indagine, medici di famiglia invecchiano ma aperti a cambiamento

C'è preoccupazione specie fra under 45, piace l'idea di un'integrazione tra anziani e giovani

Domus De Maria (Ca), 9 ott. (AdnKronos Salute) - Sono pochi i medici di famiglia under 45. Un tema rilevante per una sanità italiana alle prese con cambiamenti tecnologici e socioeconomici. E se, nonostante una certa apprensione, il 75% degli operatori guarda ai cambiamenti con un atteggiamento positivi, più della metà dei medici di medicina generale (il 54,5%) attribuisce al fenomeno una valenza negativa ai fini della riorganizzazione delle cure primarie. Mentre tra i più giovani emerge una diffusa consapevolezza del fatto che, con l’avanzare dell’età, i professionisti possano dimostrare una maggiore resistenza ai cambiamenti e a 'mettersi in discussione'.

Sono alcuni dei risultati della ricerca annuale del Centro studi nazionale della Fimmg 'Anche i medici invecchiano. Problemi emergenti e sfide per i medici di medicina generale', presentata al 71° Congresso nazionale Fimmg-Metis in corso al Complesso Chia Laguna Domus De Maria (Ca). L'indagine è stata realizzata a maggio, attraverso un questionario, su un campione rappresentativo di oltre mille medici di famiglia. Ebbene, nonostante il fattore età, oltre il 75% dei medici dimostra un atteggiamento positivo verso il cambiamento: un 35% afferma di confidare, per affrontarlo, nell’elevato interesse verso la professione, un 27% nei nuovi stimoli e motivi di impegno nelle nuove modalità di lavoro, un altro 14,8% conferma che un rinnovamento era assolutamente necessario. Un ampio consenso viene registrato rispetto a programmi di integrazione lavorativa tra i medici più anziani e quelli più giovani, dove i primi possano trasferire la loro esperienza e svolgere una funzione di tutoraggio sugli altri.

L’ipotesi di disporre di soluzioni lavorative flessibili che favoriscano un accesso anticipato a parziali prestazioni pensionistiche e un più rapido inserimento di forze giovani nella professione viene giudicata "appropriata per risolvere il problema" dal 68% del campione (soprattutto medici anziani, donne, del Nordest), anche se solo il 34,3% pensa che possa essere realizzata (forse perché l’intervento è causa di modifica del proprio status). Mentre il 29,3% afferma di voler continuare a esercitare la professione anche dopo il pensionamento.

L’attuale limite di età pensionabile è giudicato adeguato dal 37% del campione; il 41,4% lo ritiene poco o per niente adeguato. Il 70,6% del campione dice di essere stato in grado di acquisire 'molto' nel corso della propria vita professionale per quanto riguarda nuove capacità e competenze e di saperle efficacemente utilizzare. Inoltre nove medici di famiglia su 10 pensano che lo studio continuo sia un dovere professionale, prima che un obbligo. "L’indagine evidenzia come i medici percepiscano le spinte per aggiornare capacità e competenze, trainati su questo dalla parte più giovane della categoria - spiega il responsabile del Centro Studi della Fimmg, Paolo Misericordia - i mmg si rendono disponibili ad affrontare un cambiamento partecipato nella sua definizione, anche se talmente articolato da incidere sugli aspetti identitari della professione.

Ritengono però che le maggiori risorse dovrebbero essere indirizzate su specifici aspetti organizzativi".

9 ottobre 2015 ADNKronos
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