Salute

Sanità: allo studio primo centro per la sindrome di Marfan al Sud

Il progetto alla Clinica Mediterranea di Napoli, in Italia solo 5 strutture di riferimento nessuna al Sud

Napoli, 30 mar. (dall'inviata dell'Adnkronos Salute Raffaella Ammirati) - Un centro di riferimento, il primo al Sud, per la sindrome di Marfan, malattia di origine genetica che colpisce il tessuto connettivo, l'impalcatura del nostro organismo, con conseguenze importanti per gli occhi e, soprattutto, per il cuore. La struttura potrebbe nascere alla Clinica Mediterranea di Napoli, ha spiegato oggi il cardiochirurgo Luigi Chiariello, esperto della patologia, a lungo direttore del centro di riferimento dell'Università romana di Tor Vergata, oggi direttore del Centro cuore della clinica partenopea.

L'annuncio al margine del simposio dedicato agli aneurismi dell'aorta, organizzato dallo stesso Chiariello nell'ambito dei "Mediterranea Cardiac Surgery Symposia", i seminari di aggiornamento scientifico del Centro cuore. "Ci sono alcune malattie legate all'aneurisma dell'aorta come appunto la sindrome di Marfan, sulla quale la nostra equipe si è particolarmente specializzata e per la quale progettiamo l'apertura di un centro".

Un progetto condiviso dall'amministratore delegato della clinica, Celeste Condorelli: "Stiamo studiando la possibilità di aprire anche qui un centro Marfan - ha spiegato all'Adnkronos Salute - anche perché ad oggi in Italia questo tipo di strutture non sono presenti a Sud. Credo che, visto che abbiamo con noi, al centro cuore, il professor Luigi Chiariello, che ha una grande esperienza in quest'area, è importante che i pazienti non perdano questa opportunità". Oggi i centri di riferimento per la sindrome di Marfan sono solo 5 e si trovano a Milano, Pavia, Bologna, Firenze e Roma.

La sindrome di Marfan, ha spiegato Susanna Grego, cardiologa del Cardiocentro Ticino di Lugano " è una patologia di origine genetica, legata ad una mutazione che produce un'alterazione sia qualitativa che quantitativa della fibrillina, una proteina che entra nella strutturazione delle fibre elastiche del tessuto convettivo. Le conseguenze sono polidistrettuali e riguardano soprattutto la parete dell'aorta che va incontro ad una dilatazione e alla dissezione. Per questo motivo è fondamentale che venga messa a servizio di questa sindrome l'esperienza di chi l'ha trattata a lungo".

Durante l'incontro di oggi il tema dell'aneurisma dell'aorta e' stato affrontato a 360 gradi, con un confronto, in particolare, sui più moderni trattamenti chirurgici che puntano, ha spiegato Chiariello, a rendere gli interventi meno traumatici grazie al supporto di tecniche radiologiche sofisticate. Al simposio hanno partecipato, tra gli altri, Giovanni Simonetti, direttore della radiologia dell'universita' Tor Vergata e Paolo Angelini, direttore del Center for Coronary Anomalies di Houston in Texas.

30 marzo 2015 ADNKronos
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