Salute

L'idrogel che ripara le arterie e blocca le emorragie

Un mix non tossico di acqua, gelatina e proteine richiude i vasi perforati in una ventina di secondi, interrompendo il sanguinamento: nei primi test ha dato risultati molto promettenti.

Poter bloccare immediatamente le emorragie è essenziale nella medicina di emergenza e negli interventi chirurgici. Nella maggior parte dei casi, il sanguinamento incontrollato deriva dalla rottura di un'arteria o dalla lesione di un organo interno come il fegato, e di solito si procede "pinzando" il vaso o il tessuto danneggiato (una procedura nota come clampaggio) prima di sigillarlo con punti di sutura.

Ora però un ampio studio condotto da ricercatori cinesi di diverse istituzioni pare aver trovato una soluzione più rapida ed efficiente. In un articolo pubblicato su Nature Communications, il team ha descritto la formulazione di un idrogel capace di chiudere un'arteria lesionata in 20-30 secondi. Non è la prima volta che si studiano sostanze in grado di "incollare" i lembi di un vaso o di un organo perforato, ma finora i prodotti di questo tipo risultavano tossici, oppure non abbastanza tenaci da resistere alla pressione sanguigna.

Efficace e ben tollerato. Il nuovo prodotto, che per ora è stato testato soltanto su animali, sembra superare entrambi i problemi. A base di acqua, gelatine e proteine, imita la struttura dei tessuti connettivi umani: finora non ha rivelato tossicità, ed esaurito il compito si dissolve senza lasciare tracce visibili nell'organismo. Se sottoposto a raggi UV si ispessisce, solidifica e aderisce alla ferita, divenendo talmente "robusto" che nei primi test ha sopportato una pressione sanguigna di 290 mm Hg (millimetri di mercurio), ben superiore a quella fisiologica (60-160 mm Hg).

Azione cicatrizzante. L'idrogel è stato testato con successo sull'arteria carotide di maiali e sulla femorale di conigli. Oltre a richiudere le lesioni e bloccare le emorragie, ha contribuito a guarire le ferite, che si sono rimarginate senza infiammazioni. Le premesse sono dunque ottime, ma prima che possa essere testato su pazienti umani occorreranno ulteriori test sulla sua sicurezza e potenziale tossicità.

23 maggio 2019 Elisabetta Intini
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