Salute

Salute: solo 30% mamme italiane allatta per 4 mesi, 10% supera i 6 mesi

Il documento di neonatologi e pediatri utile alle madri

Roma, 6 ott. (AdnKronos Salute) - Il latte materno è indispensabile per la crescita sana di un bambino. Consumato direttamente o dopo essere stato estratto rappresenta, con poche eccezioni, l’alimento principale nell’età infantile, con importanti e positivi effetti sulla salute della madre che allatta e su quella del bambino. Ma se oltre il 90% delle donne italiane allatta al seno il neonato nei primi giorni di vita (anche se in maniera non esclusiva), alla dimissione dall’ospedale lo fa in modo esclusivo solo il 77%, percentuale che scende al 31% a 4 mesi. Solo il 10% continua oltre i 6 mesi di vita del piccolo. Sono alcuni dei dati che emergono dal nuovo Position Statement sull’Allattamento al seno e uso del latte materno/umano, per la prima volta sottoscritto dalle società scientifiche pediatriche italiane.

In campo gli esperti di Sip (Società Italiana di Pediatria), Sin (Società Italiana di Neonatologia), Sigenp (Società Italiana di Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica), Sicupp (Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche) e Simp (Società Italiana di Medicina Perinatale), autori di un documento pensato per le mamme e per gli stessi gli operatori sanitari. Un’immotivata sostituzione del latte materno con quello artificiale infatti "non reca benefici, ma viceversa può compromettere lo stato di salute del bambino e di sua madre, com’è stato dimostrato negli ultimi anni da importanti ricerche scientifiche", sottolineano gli esperti.

"Il documento nasce dalla necessità di tracciare una linea d’azione comune agli operatori del settore ma di riferimento anche alle famiglie - afferma Riccardo Davanzo, neonatologo Istituto materno infantile Burlo Garofolo e presidente del Tavolo Tecnico Allattamento (Tas) del ministero della Salute - offrendo dei riferimenti professionali precisi in materia di alimentazione infantile. Le raccomandazioni in tema di alimentazione infantile, infatti, avendo un certo margine di opinabilità, possono disorientare le famiglie. Manca poi attualmente in Italia un sistema di monitoraggio validato sull’alimentazione dei neonati e dei bambini che consenta di avere dati accreditabili sulla diffusione dell’avvio e della durata dell’allattamento al seno, in particolar modo di quello esclusivo".

Negli Stati Uniti si stima che se l’80% della popolazione riuscisse ad allattare in maniera esclusiva per 6 mesi verrebbero non solo prevenute 741 morti (da morte in culla o Sids a enterocolite necrotizzante del pretermine), ma anche risparmiati 10,5 miliardi di dollari per l’assistenza pediatrica. Anche per il Servizio sanitario inglese la promozione dell’allattamento al seno porta ad una stima di risparmio economico sostanziale. "Questo risparmio è documentato anche per l’Italia; infatti per ogni singolo bambino non allattato al seno si stima un incremento annuale per cure ambulatoriali ed ospedaliere di circa 140 euro", sottolineano gli esperti.

L’iniziativa per la realizzazione del documento è partita dal Tas del ministero della Salute, che ha anche avanzato la proposta di una raccolta dati, che riguardi tutti i Punti Nascita italiani e i centri di prevenzione (vaccinali), utilizzando le definizioni sull’alimentazione infantile dell’Oms. I Presidenti delle società scientifiche pediatriche italiane hanno indicato un panel di esperti per l’elaborazione del documento, un testo di riferimento di 49 pagine in cui vengono discussi i temi principali dell’alimentazione infantile dando indicazioni precise su: le pratiche assistenziali nei Punti Nascita, che facilitano l’avvio dell’allattamento; la durata ottimale dell’allattamento esclusivo, "indicata in circa 6 mesi"; l’opportunità di continuare l’allattamento anche a svezzamento avviato; l’allattamento oltre il secondo anno di vita "che, se desiderato da mamma e bambino, va sostenuto senza timori di viziare il bambino"; le false controindicazioni ad allattare, che vanno identificate e sfatate; l’uso del latte materno nella nutrizione dei neonati pretermine e patologici ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale, che va incrementato seguendo protocolli di provata efficacia; le implicazioni etiche relative alla promozione dell’allattamento.

"Speriamo nella più ampia condivisione da parte di tutti i pediatri e neonatologi italiani che operano in ospedale e sul territorio, al fine di sostenere l’allattamento, che rappresenta una pratica semplice, non costosa ed efficace per promuovere la salute del bambino e della mamma", afferma il presidente della Sin, Mauro Stronati. Le famiglie dal canto loro troveranno un utile riferimento per superare le frequenti controversie sul tema.

"Il latte materno è un bene primario a cui hanno diritto tutti i bambini nel loro primo anno di vita. E’ necessario che la consapevolezza dei benefici dell’allattamento materno (sia per la mamma e sia per il neonato) sia diffusa a tutti i livelli", afferma il presidente Sip Giovanni Corsello. "Bisogna promuovere l’allattamento materno prolungato ed esclusivo nel primo semestre di vita. Il latte materno - prosegue Corsello - protegge il bambino da patologie infettive, migliora il suo profilo di crescita e di sviluppo, riduce la probabilità di malattie croniche. Promuovere l’allattamento materno fa parte di un percorso nutrizionale che deve proseguire con un divezzamento equilibrato e bilanciato nelle varie componenti e poi nelle età successive con una attenzione ad evitare carenze nutrizionali ed eccessi di nutrienti correlabili con lo sviluppo di sovrappeso e obesità".

"E’ necessario che si adottino percorsi sociali di sostegno alle donne che allattano, che non creino ostacoli alla sua prosecuzione anche quando le donne riprendono le attività lavorative dopo il periodo di astensione", conclude il presidente Sip.

6 ottobre 2015 ADNKronos
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