Salute

Salute: dormire poco affama, meno ore di sonno limitano inibizioni junk food

Studio Usa, colpa di una sostanza chimica che aumenta quando si passa poco tempo a letto

Milano, 1 mar. (AdnKronos Salute) - Le visite notturne al frigorifero per uno spuntino fuori programma, oppure mangiare caramelle e cioccolatini come fossero pop corn, potrebbero forse risolversi dormendo di più. Non dedicare il giusto spazio al sonno fa mangiare di più, espone a stili di vita poco sani e al pericolo di ingrassare. Ora un nuovo studio americano individua il colpevole di questa catena, un segnale chimico che esalta il piacere di mangiare 'cibo spazzatura' ad alto contenuto di grassi. "Diminuire le ore di sonno sembra 'accendere' il sistema endocannabinoide, il bersaglio del principio attivo della marijuana, aumentando il desiderio di assumere cibo", sintetizza Erin Hanlon dell'università di Chicago, tra gli autori della ricerca.

Il lavoro, pubblicato su 'Sleep', ha coinvolto 14 ventenni sani e li ha privati del sonno. Dopo aver dormito poco, i volontari non sono stati in grado di resistere a "snack appetitosi", come li hanno definiti gli stessi ricercatori. I partecipanti hanno ceduto a biscotti, caramelle e patatine, anche se 2 ore prima avevano consumato un ricco pasto, contenente il 90% del loro fabbisogno calorico giornaliero. "Abbiamo scoperto che la riduzione di sonno aumenta un segnale che può accrescere l'aspetto edonistico del cibo, il piacere e la soddisfazione tratta dal mangiare", prosegue Hanlon.

Il responsabile è l'endocannabinoide 2-arachidonoilglicerolo (2-AG), i cui livelli ematici sono in genere bassi durante la notte, mentre si alzano lentamente durante il giorno, con un picco nel primo pomeriggio. Quando i partecipanti allo studio sono stati privati ​​del sonno, invece, i livelli di endocannabinoidi sono aumentati più velocemente e sono rimasti elevati durante la sera, oltre al tipico picco delle 12.30. Durante questo periodo, i volontari hanno fatto registrare punteggi più alti per quanto riguarda la fame e il desiderio di cibo. Quando è stato dato loro il permesso di servirsi degli spuntini, hanno ingerito quasi il doppio di grassi rispetto a quando hanno dormito per oltre 7 ore.

I ricercatori hanno monitorato fame e abitudini alimentari nei 14 volontari in 2 situazioni diverse: 4 giorni durante i quali i partecipanti hanno dormito in media 7,5 ore per notte, e altri 4 giorni in cui le ore di sonno si sono ridotte a 4,2. "I costi energetici del rimanere svegli un paio d'ore in più sembrano modesti - continua l'esperta - Ogni ora supplementare di veglia utilizza circa 17 calorie in più, che arrivano a circa 70 per le 4 ore di sonno perso dai partecipanti al nostro lavoro. Appena hanno potuto si sono abbuffati di snack, ingerendo oltre 300 calorie in più. Questo comportamento, reiterato, può causare un significativo aumento di peso".

Per la prima volta, gli scienziati hanno anche misurato i livelli ematici di endocannabinoidi. Dopo una notte di sonno normale i livelli di 2-AG sono bassi al mattino e raggiungono un picco nel primo pomeriggio, poco dopo l'ora di pranzo, per poi diminuire. Dopo la privazione del sonno, invece, il 2-AG raggiunge livelli del 33% superiori e rimane elevato nel tempo. In questo caso, i volontari avevano molta più fame proprio nel momento in cui i livelli di 2-AG erano più alti. Dopo la quarta notte di sonno limitato, sono stati offerti loro alcuni snack e i partecipanti hanno avuto difficoltà a trattenersi. Hanno scelto alimenti con il 50% in più di calorie, 'junk food' con il doppio dei grassi, rispetto al periodo di sonno normale.

Nonostante i limiti dello studio - piccolo, di breve durata, con una frequenza di campionamento limitata - i risultati sono significativi e coerenti con le evidenze epidemiologiche, notano gli autori. "Se si dispone di una barretta e si è dormito abbastanza, si può controllare la risposta naturale - spiega Hanlon - Ma se si dorme poco, l'impulso edonistico per alcuni alimenti diventa più forte e la capacità di resistere può essere compromessa. Così si hanno maggiori probabilità di mangiare e, quindi, di aumentare di peso".

1 marzo 2016 ADNKronos
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