Salute

Salute: analista, metà italiani vorrebbe 'app' da abbinare a cure

Roma, 4 feb. (AdnKronos Salute) - La pillola da sola non basta più. Specialmente per chi ormai senza il telefonino non vive, come la maggior parte degli italiani. Quasi il 50% dei nostri connazionali, infatti, sarebbe interessato all'uso di supporti digitali da affiancare alla propria terapia farmacologica e il 40% si dichiara particolarmente interessato all'impiego di 'app' sul proprio smartphone. A tracciare il quadro per l'Adnkronos Salute è Matthew Arnold , Principal Analyst di Manhattan Research, società di analisi e consulenza finanziaria del gruppo Decision Resources Group con base a New York, che ha raccolto i dati relativi al nostro Paese.

E le Big Pharma sanno che il futuro è 'digital'. Sono molte quelle che, nel corso dell'ultimo anno, hanno stretto alleanze con giganti della tecnologia: Abbvie collaborerà con Google (che ha appositamente creato l'azienda Calico a tale scopo) nel campo delle malattie legate all'invecchiamento; Novartis ha annunciato la nascita di una 'joint investment company' con Qualcomm per individuare aziende che offrono tecnologie, prodotti o servizi che vadano appunto "oltre le pillole", a beneficio di medici e pazienti.

"Negli Stati Uniti, che da soli rappresentano due terzi del mercato globale di farmaci su prescrizione - spiega Arnold - la riforma sanitaria approvata nel 2010 ha già iniziato a riorientare il nostro sistema, puntando sugli 'outcome': ospedali e medici sono remunerati sempre più sulla base dei risultati che ottengono, piuttosto che sul numero di procedure che effettuano. Questo riallineamento di incentivi sta portando a un aumento della domanda di risorse in grado di aiutare i malati a seguire la loro terapia. E in questo modo, oltre alla loro salute, si riducono i ricoveri e si massimizza il ritorno degli investimenti".

Un cambio di passo particolarmente importante, evidenzia l'analista, "soprattutto di fronte ai medicinali sempre più cari che stanno arrivando sul mercato, come quelli contro l'epatite C, che attualmente rappresentano un costo altissimo per i soggetti pagatori, ma che nel lungo periodo, se utilizzati al meglio, potrebbero ridurre la spesa sanitaria per interventi più costosi", come i trapianti di fegato.

"Ecco perché molte aziende 'visionarie' come Novartis, Sanofi e Merck - prosegue l'esperto - stanno già investendo nello sviluppo di strumenti che aiutino i pazienti a seguire al meglio la loro cura. Può trattarsi di materiale informativo online, che aiuti a capire la propria malattia e ad apprezzare la necessità di aderire alla terapia. Oppure di 'reminder' in grado di ricordare quando si deve prendere la pillola, attraverso un sms, o con veri e propri dispositivi, che sono persino in grado di segnalare al medico se il paziente non ha preso la medicina a dovere".

Insomma, "le Big Pharma sono alla ricerca di una differenziazione dei loro prodotti, che sono sempre meno prescritti a discrezione del medico". Un 'pacchetto' che "comprenda le compresse e un programma di supporto per seguire il trattamento, sia esso una app o una componente diagnostica per ottimizzarne l'efficacia - assicura Arnold - avrà molte più chance di essere adottato in un ospedale, rispetto alla sola terapia farmacologica".

Per l'analista, "con la partnership di Novartis con Qualcomm, o con il Global Health Innovation Fund creato da Merck, stiamo assistendo a un cambiamento di alcuni dei giganti della farmaceutica che hanno compreso come il loro futuro non stia soltanto in una pillola, ma piuttosto in un approccio olistico alla salute del paziente che prenda in considerazione fattori comportamentali ed economici, che misuri meno il proprio successo in termini di prescrizioni, ma più sulla base dei risultati".

"Tecnologie digitali emergenti come capi di abbigliamento, lenti a contatto o chip 'intelligenti' con sensori integrati che misurano valori o inviano informazioni ai medici, sono un esempio concreto dell'hi-tech a supporto delle terapie. La salute dei pazienti trattati, e non più solo il numero di 'pezzi' venduti', sarà presto l'indicatore principale per misurare il successo o il fallimento di un'azienda farmaceutica", conclude Arnold .

4 febbraio 2015 ADNKronos
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