Salute

Salute: 500 mila bambini l'anno punti da api, vespe e calabroni, rischia il 5%

Dalla reazione lieve allo shock, il decalogo degli allergologi

Roma, 3 giu. (AdnKronos Salute) - In Italia ogni anno oltre 550 mila bambini e adolescenti sono punti da api, vespe e calabroni, e circa il 5% ha una reazione allergica che può essere lieve o grave. Si va dalle lesioni locali estese con manifestazioni orticaroidi diffuse che possono persistere per diversi giorni, a quelle sistemiche a esordio più rapido, che possono coinvolgere oltre al distretto cutaneo quelli gastrico, respiratorio e cardiocircolatorio con vari gradi di gravità. Fino ad arrivare a uno shock anafilattico che mette a rischio la vita del paziente, ma che statisticamente riguarda solo l'1% dei casi. Sono i dati che arrivano dal Congresso della Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica (Siaip), al via oggi a Palermo.

L'immunoterapia è un salvavita nei casi più gravi, sottolineano gli esperti che in vista dell'estate - la stagione più a rischio - propongono un decalogo per ridurre i rischi:

1) Evitare di indossare abiti larghi e di colore nero o molto vivace, preferire il bianco; 2) Evitare di usare profumi, preferire shampo e creme solari inodori; 3) Evitare di camminare scalzi nei prati; 4) Evitare di avvicinarsi a fiori molto profumati o frutta matura; 5) Evitare di lasciare cibi e bevande esposti se si mangia all'aperto, e non bere bibite zuccherate direttamente dalla lattina nella quale gli insetti potrebbero entrare; 6) Fare particolare attenzione se si spostano ceppi perché le vespe nidificano spesso nelle immediate vicinanze; 7) Evitare di viaggiare in auto con i finestrini aperti; 8) Applicare le zanzariere alle finestre; 9) Tenere ben chiuse le pattumiere; 10) Rimanere calmi ed evitare di agitarsi in presenza di imenotteri, ma allontanarsi piano piano.

"E' molto importante distinguere le reazioni allergiche vere e proprie dalle più banali manifestazioni di ipersensibilità cutanea - spiega la presidente della Siaip, Marzia Duse - Non tutte le reazioni irritative sottintendono il rischio di una possibile futura risposta anafilattica, che per fortuna resta un evento raro soprattutto tra bambini".

"Se però c'è stata una reazione grave occorre seguire l'iter diagnostico e terapeutico - raccomanda Francesco Paravati, direttore Uo Pediatria di Crotone - Non basta infatti andare al pronto soccorso e risolvere l'episodio acuto. Questi pazienti dovrebbero essere valutati da un allergologo o da un pediatra allergologo per eseguire una corretta diagnosi che si avvale di test cutanei e/o sierologici, e per mettere in atto tutte le misure di prevenzione e un'appropriata terapia. Quando necessario, occorre dotare il paziente di un kit di emergenza composto da antistaminico, cortisonico e adrenalina auto-iniettabile, e informare i genitori o l'adolescente sulle modalità d'utilizzo".

Nei casi più gravi si deve far ricorso all'immunoterapia, che presenta un'efficacia del 90-100% ed è considerata una terapia salvavita, precisano gli allergologi. Il vaccino, che deve essere eseguito da personale esperto in centri allergologici qualificati, viene praticato per 3-5 anni ed è in grado di modulare la risposta immunitaria nei soggetti allergici, proteggendoli nel medio-lungo termine dalle reazioni dovute a successive punture. Attualmente in Italia sono praticate immunoterapie per circa 13 mila pazienti tra adulti e bambini.

Ma chi, in particolare, deve fare il vaccino? "Tutti i bambini e gli adolescenti che hanno avuto una reazione allergica di tipo sistemico - consiglia Paravati - Negli altri casi la scelta va valutata caso per caso, tenendo anche presente che la qualità di vita del bambino, dell'adolescente e della sua famiglia potrebbe essere insoddisfacente a causa dell'ansia di essere punto. Devono fare il vaccino, inoltre, le categorie a rischio come i figli degli apicoltori e degli agricoltori".

La stagione più a rischio è quella estiva, in cui è più frequente l'esposizione a questi insetti che sciamano negli ambienti per procurarsi cibo e vengono a contatto con i bambini nei parchi e nei giardini. Inoltre, nella stagione calda è più frequente praticare attività fisica all'aperto e indossare abiti che lasciano scoperte zone del corpo più ampie.

3 giugno 2016 ADNKronos
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