I rischi degli annunci di chirurgia estetica su Instagram

Negli Stati Uniti gli annunci sui social network per pubblicizzare i servizi di chirurgia estetica sono molto diffusi: molti portano però nelle mani di non professionisti. Uno studio americano indaga i rischi di un fenomeno in espansione.

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Negli Stati Uniti i social network, Instagram in particolare, costituiscono la principale fonte di informazioni per le persone che desiderano sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica. Gli utenti possono scegliere tra migliaia di annunci che pubblicizzano una grande varietà di interventi, dalla liposuzione alle iniezioni di botox, la tossina botulinica utilizzata per il miglioramento temporaneo delle rughe di espressione.

 

Uno studio condotto dai medici della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago ha evidenziato che la gran parte degli annunci su Instagram vengono pubblicati da medici che non hanno una specializzazione in chirurgia estetica oppure, ancora peggio, da persone che non hanno alle spalle studi in medicina. Molto spesso gli utenti, soprattutto giovani, cadono nel tranello e si sottopongono a interventi chirurgici che promettono di migliorare l’aspetto, e che purtroppo li espongono a gravi rischi per la salute.

 

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I risultati. Lo studio, pubblicato a fine agosto sull’Aesthetic Surgery Journal, ha analizzato il flusso generato dall’uso di 21 hashtag, usati per promuovere i servizi di chirurgia estetica, quantificato in un totale di 1.789,270 post su Instagram. I ricercatori hanno individuato i nove “top post” (i post di maggiore successo) per ognuno degli hashtag presi in considerazione.

 

Dei 189 top post presi in esame solo il 17,8% proveniva da account di medici iscritti all’American Society for Aesthetic Plastic Surgery, l’istituzione americana che riunisce i professionisti di chirurgia estetica certificati. Il 26,4% dei top post, invece, era stato pubblicato da medici senza specializzazione in chirurgia estetica, come dentisti, dermatologi, ginecologi o chirurghi generici. Il resto, invece, era frutto di iniziative promozionali lanciate da soggetti privi di un qualsiasi titolo di studio in medicina e chirurgia, come parrucchieri, estetisti, massaggiatori...

 

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Visibilità o rigore? I ricercatori hanno inoltre rilevato che la maggioranza dei post dei chirurghi estetici qualificati era di tipo educativo e divulgativo delle attività proprie della disciplina (62,1%) mentre i post a opera di soggetti non qualificati presentavano un contenuto quasi esclusivamente promozionale (67,1%).

 

Per i chirurghi estetici qualificati è difficile farsi notare nel marasma di hashtag di Instagram, e il motivo risiede proprio nella scelta delle parole chiave. «Utilizzare l’hashtag “tette rifatte” al posto di “mastoplastica” consente di raggiungere un pubblico ben più grande», ha spiegato il dottor Clark Schierle, uno degli autori dello studio, «ma per qualsiasi medico responsabile usare l'espressione “tette rifatte” sarebbe inappropriato e scorretto. Bisognerebbe trovare un equilibrio tra terminologia corretta ed elegante e termini colloquiali adatti a veicolare un’informazione online.»

 

Le conseguenze. In uno studio del 2016 il dottor John Kim, sempre della Northwestern University, aveva individuato un aumento del 300% di complicazioni a seguito di interventi di chirurgia plastica all’addome eseguiti da sedicenti chirurghi plastici. Al contempo sono sempre di più, negli Stati Uniti, i casi di pazienti che si rivolgono alle strutture sanitarie per rimediare alle conseguenze di interventi estetici al naso, alle labbra o all’addome eseguiti da non professionisti.

 

04 Settembre 2017 | Gianluca Liva