Salute

Ricerca: studio italiano, leggere in una seconda lingua emoziona di meno

Test scienziati Sissa Trieste su 26 madrelingua olandesi che hanno imparato l'inglese da ragazzini

Milano, 1 set. (AdnKronos Salute) - Leggere in una seconda lingua ci fa emozionare di meno. E' questa la conclusione di uno studio di Francesco Foroni, ricercatore della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) di Trieste, che su 'Brain and Cognition' ha osservato per la prima volta come questo fenomeno potrebbe dipendere dalla diversa modalità con cui impariamo la lingua madre e la seconda lingua.

"L'interpretazione di questi fenomeni - spiega Foroni in una nota - fa capo alla corrente teorica dell''embodiment': quando processiamo informazioni di natura emotiva, il nostro organismo mima le emozioni specifiche, mettendo in atto gli stati fisiologici caratteristici di questa emozione". Questo significa che quando leggiamo di una persona felice sorridiamo, se invece il personaggio è arrabbiato aggrottiamo la fronte. Nella maggior parte dei casi queste espressioni sono impercettibili e non ne siamo necessariamente coscienti.

Attraverso elettromiografia, una tecnica che registra l'attivazione dei muscoli, gli scienziati hanno misurato le espressioni facciali di 26 persone madrelingua olandesi mentre leggevano testi in inglese, lingua appresa a scuola dopo i 12 anni di età. A differenza della lingua madre, le espressioni facciali dei soggetti in risposta alla lettura di informazioni riguardanti le emozioni erano molto più sfumate.

Il risultato - sottolineano gli studiosi - è in accordo con le teorie dell'embodiment: normalmente impariamo infatti le parole associate alle emozioni 'di prima mano', in contesti emozionali (la mamma che ci sorride mentre ci chiede di farle un sorriso, per esempio), mentre la seconda lingua viene spesso acquisita in ambienti più 'freddi' e con metodi formali, a scuola per esempio. In questo modo l'associazione fra la parola che rappresenta l'emozione e il vissuto dell'emozione stessa è molto più labile.

"Pensate per esempio alle situazioni in cui gli individui devono prendere decisioni - continua Foroni - La letteratura dice che quando siamo influenzati dalle emozioni tendiamo a essere meno razionali e prendere decisioni che non sono basate su una corretta valutazione del problema. E' possibile che trovarsi in un contesto che implica l'uso di una seconda lingua - conclude il ricercatore - possa cambiare il tipo di decisioni che vengono prese limitando il potenziale impatto negativo delle emozioni".

1 settembre 2015 ADNKronos
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