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Gli ormoni dei trader destabilizzano Wall Street

Uno studio conferma che livelli altri di testosterone e cortisolo rendono gli operatori più spregiudicati.

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Gli eccessi ormonali di trader senza scrupoli come quelli immortalati dal cinema, da Michael Douglas-Gordon Gekko in "Wall Street" a Leonardo Di Caprio-Jordan Belfort in "The Wolf of Wall Street", possono arrivare a destabilizzare i mercati finanziari. Il testosterone e il cortisolo possono rendere gli operatori più spregiudicati e aggressivi, così da portali a prendere più rischi.

 

Lo conferma una ricerca dell'Imperial College di Londra e dell'università spagnola di Alicante, pubblicata su Scientific Reports.

 

Gli scienziati hanno verificato che, somministrando dosi di testosterone e cortisolo a operatori di borsa (142) reclutati per l'esperimento, i volontari tendevano a investire di più e con maggiore aggressività.

 

Lo studio ha stabilito che entrambi gli ormoni spostano gli investimenti verso attività più rischiose. «Il cortisolo è apparso influenzare direttamente la preferenza dei trader volontari per le attività più rischiose, mentre il testosterone sembra aumentare l'ottimismo su come il valore delle azioni possa cambiare in futuro».

 

Gli economisti hanno da tempo riconosciuto che l'imprevedibilità del comportamento umano può rendere i mercati finanziari instabili. John Maynard Keynes scrisse di "spiriti animali", ricordano per esempio i ricercatori, mentre Alan Greenspan e Robert Shiller hanno spesso citato l'"esuberanza irrazionale" come una possibile causa della sopravvalutazione del potere del mercato. Tuttavia, gli scienziati hanno solo di recente iniziato a esplorare la base fisiologica di questo fenomeno.

 

"I cambiamenti ormonali possono aiutarci a capire il comportamento di chi lavora nel settore finanziario - spiega Carlos Cueva, uno degli autori principali dello studio - soprattutto durante i periodi di instabilità economica". L'obiettivo dei ricercatori è quello di capire di più sul ruolo di questi ormoni sui trader che operano in Borsa, sui livelli di stress e di competizione ai quali sono sottoposti. Dati che hanno sicuramente un impatto sulle scelte che vengono fatte durante gli scambi commerciali.

 

2 luglio 2015 | ADNKronos