Salute

Ricerca: da uomo di Altamura il Dna più antico per un Neanderthal

Studio, lo scheletro fossile scoperto nel 1993 è vissuto circa 150 mila anni fa

Firenze, 23 mar. (AdnKronos Salute) - L'uomo di Altamura è vissuto circa 150 mila anni fa. A oltre vent'anni dalla sua scoperta lo ha accertato uno studio internazionale guidato da università di Firenze e dalla Sapienza di Roma. Le porzioni di Dna prelevate dallo scheletro fossile - rinvenuto nel 1993 nella grotta carsica di Lamalunga, nei pressi dell'Alta Murgia in Puglia - rappresentano il più antico dato paleogenetico per i Neanderthal. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul 'Journal of Human Evolution'.

Nel 2009 un progetto condotto da un gruppo interdisciplinare, coordinato da David Caramelli, professore associato di antropologia presso l'università di Firenze, e da Giorgio Manzi della Sapienza, in collaborazione con le autorità locali e la Soprintendenza archeologia della Puglia, ha avviato un nuovo ciclo di ricerche - ora pubblicate sulla rivista scientifica internazionale - secondo cui lo scheletro fossile di Altamura, tuttora imprigionato in formazioni calcitiche, presenta caratteristiche morfologiche e paleogenetiche che lo identificano come appartenente alla specie Homo neanderthalensis. La stessa ricerca lo colloca cronologicamente in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra 172 e 130 mila anni, dunque in una fase antica dell'esistenza di questa specie umana estinta.

Attraverso l'uso di metodologie innovative e tecnologicamente avanzate, il gruppo di ricerca ha potuto prelevare dalla grotta - in condizioni di massima sicurezza e assoluta sterilità - una parte di osso umano rappresentato da un frammento di scapola, relativo alla porzione della spalla. Sebbene rappresenti solo una piccola parte dello scheletro, che resta tuttora imprigionato nella grotta, le informazioni che esso ha potuto rivelare sono di estrema importanza scientifica. Tanto la morfologia della superficie articolare quanto l'analisi del Dna estratto dall'osso hanno infatti confermato che l'uomo di Altamura era un Neanderthal, la specie vissuta in tutta Europa tra almeno 200 mila e circa 40 mila anni fa.

Le datazioni eseguite sul campione e su vari frammenti di stalattiti con la tecnica dell'uranio-torio hanno indicato che il sistema carsico di Lamalunga ha iniziato a essere attivo prima di 189 mila anni fa e che le formazioni calcitiche stratificatesi sulle rocce e sullo scheletro umano hanno iniziato a deporsi fra 172 e 130 mila anni fa, nel pieno della penultima glaciazione quaternaria. Per quanto esistano in Europa e nel Vicino oriente diversi campioni fossili riferibili a Homo neanderthalensis, nessuno può eguagliare per grado di completezza e stato di conservazione il reperto pugliese.

"I risultati dell'analisi paleogenetica - afferma Caramelli, protagonista della ricerca con il suo team del Dipartimento fiorentino di biologia e, in particolare, con la ricercatrice Martina Lari - hanno registrato la presenza di Dna endogeno, anche se altamente frammentato. Questi primi dati genetici permettono, fra l'altro, di considerare lo scheletro di Altamura come il più antico Neanderthal da cui siano state estratte porzioni di materiale genetico (mtDna) e dunque un ottimo candidato per analisi genomiche di grande interesse".

L'uomo di Altamura fu scoperto da un gruppo di speleologi del Cars (gruppo speleologico di Altamura) che portarono alla conoscenza della comunità scientifica, insieme ai ricercatori dell'università di Bari, un autentico tesoro paleontologico: un uomo preistorico precipitato in un pozzo naturale dove morì di stenti. Le gocce di calcare negli anni hanno ricoperto e protetto fino ai giorni nostri i resti umani, ritrovati alla fine di un'angusta galleria. Le parti dello scheletro sono distribuite su un'area allungata e ristretta e ricoperte da un rivestimento calcareo che spesso assume l'aspetto di formazioni coralliformi. Il cranio appare rovesciato e parzialmente inclinato a sinistra, dove è ben visibile buona parte della faccia, le orbite e parte del cranio neurale.

23 marzo 2015 ADNKronos
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