Salute

Riaprire la scuola in sicurezza? Possibile, con questi accorgimenti

Come dividere le classi, dove tenere le lezioni, quando effettuare i test, come spostarsi in bus o in auto: in uno studio le condizioni per una scuola sicura in tempo di covid.

Dopo Pasqua riapriranno le scuole fino alla prima media anche in zona rossa, e non sarà possibile per le Regioni decidere diversamente, salvo casi di particolare gravità. La decisione, annunciata dal presidente del consiglio Mario Draghi, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza degli istituti in tempo di CoViD-19.

Didattica e sicurezza. Da un lato si sottolinea la necessità di porre fine alla didattica a distanza, che oltre a non garantire gli stessi risultati di quella in presenza, priva i bambini e i ragazzi dei contatti sociali, altrettanto fondamentali per la formazione e la crescita. Dall'altro ci si preoccupa per le conseguenze sanitarie di una decisione che mobilita ogni giorno milioni di persone e le costringe a condividere ambienti indoor, spesso non adeguatamente ventilati

Sulla rivista medica Lancet, un gruppo di esperti inglesi, americani e australiani ha voluto fare chiarezza sui requisiti che dovrebbe avere la scuola per poter riaprire in sicurezza. A muovere il team sono le preoccupazioni che circolano nei rispettivi Paesi, che sono del tutto analoghe alle nostre. «Anche se riaprire le scuole prima possibile è un imperativo per l'educazione, lo sviluppo sociale e il benessere fisico e psicologico dei bambini, non si è fatto abbastanza per rendere gli istituti sicuri per gli studenti e per il personale», si legge su Lancet. «Le argomentazioni che sostengono che le scuole non contribuiscono alla trasmissione del virus, e che i bambini corrono pochi rischi se si ammalano, hanno grossi limiti e hanno avuto l'effetto di mettere in secondo piano il dibattito sulla mitigazione del rischio».

Variante inglese. A preoccupare sono soprattutto la diffusione della variante B117 (la variante "inglese"), che ha determinato focolai nelle scuole anche in Italia, e i dati recenti che indicano una certa pericolosità di CoViD-19 anche per bambini e ragazzi. A di là dei casi gravi, che restano per fortuna molto pochi, il 13-15% degli under 16 che ricevono una diagnosi di positività ha sintomi che permangono per 5 settimane o più. La long covid, insomma, può colpire anche i giovani, sebbene generalmente in modo meno serio rispetto agli adulti.

Le misure da adottare per riaprire le scuole riducendo i rischi riguardano il distanziamento, le protezioni individuali e collettive, il supporto per le famiglie e gli studenti. Nel primo ambito rientrano gli spostamenti da casa a scuola, e viceversa, che dovrebbero avvenire a orari scaglionati, riunendo gli studenti in piccoli gruppi (che siano sempre gli stessi ogni giorno), su mezzi privati o pubblici con i finestrini sempre aperti. Alle scuole, invece, si consiglia di dividere le classi numerose in sottogruppi, mantenendoli costanti nel tempo. 

Spazi aperti (finestre anche). Per le lezioni, l'indicazione è di usare le palestre, le aule magne e, soprattutto, i cortili e altri spazi all'aperto. Sono assolutamente da evitare le ore di ginnastica al chiuso. Negli ambienti indoor, invece, le finestre dovrebbero essere sempre aperte (e non soltanto nei cambi di ora, come accade a volte), ed è consigliata l'adozione di strumenti per la misura della CO2, indicatore affidabile della qualità dell'aria interna.

Tutti dovrebbero indossare la mascherina, e anche i bambini piccoli andrebbero incoraggiati a farlo. Mentre all'ingresso, nei bagni o in altri punti di passaggio frequenti dovrebbero essere disponibili i disinfettanti per le mani e dei cestini con coperchio, dove gettare le mascherine usate, eventuali fazzoletti o altro materiale "a rischio". Le lezioni di canto e quelle che comportano l'uso di strumenti a fiato andrebbero condotte esclusivamente da remoto. E la didattica a distanza andrebbe comunque consentita sempre su richiesta delle famiglie, che possono avere al loro interno soggetti fragili.

Piani di recupero possono essere pensati ad hoc per i singoli studenti, oppure per le classi intere, sfruttando eventualmente il periodo estivo. Un supporto psicologico interno dovrebbe essere disponibile per tutti coloro che frequentano l'istituto.

Test rapidi? NÌ... Gli esperti, infine, non consigliano la misurazione della temperatura, e sono cauti sui test rapidi. Il Dipartimento dell'educazione statunitense li raccomanda due volte a settimana, per il personale e gli studenti delle superiori. Ma sottolinea anche che questi test non sono affidabili al 100% e potrebbero quindi dare false rassicurazioni, inducendo a tralasciare le altre fondamentali misure. Per identificare un eventuale focolaio in una scuola, invece, sembra più affidabile l'analisi delle acque reflue, dato che il virus passa nelle feci.

1 aprile 2021 Margherita Fronte
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