Salute

Regno Unito: i primi effetti dei vaccini sui decessi per covid

I dibattiti sull'efficacia dei diversi tipi di vaccini fanno perdere di vista l'obiettivo reale: ridurre drasticamente la letalità della CoViD-19.

Tutti i vaccini anti-covid fin qui approvati - incluso quello di Oxford-AstraZeneca - sono al 100% efficaci contro la malattia grave e la morte per covid: questo fondamentale messaggio rischia di passare in secondo piano, oscurato dal dibattito sulle percentuali di efficacia.

A fugare ogni dubbio sulla copertura offerta arrivano i dati sui decessi per covid raccolti nel Regno Unito, dove il vaccino di AstraZeneca, approvato per tutti i cittadini maggiori di 18 anni, è stato usato per una campagna vaccinale di massa dopo quello di Pfizer. Nel Paese, che ha già vaccinato 15,5 milioni di persone, si inizia a notare un sensibile calo delle morti per covid tra i più anziani.

Protetti i più vulnerabili. Secondo alcune statistiche del Winton Centre for Risk and Evidence Communication dell'Università di Cambridge riportate dal Guardian, dal 24 gennaio i decessi per CoViD-19 sono calati del 62% tra gli over 80: a quella data un terzo della popolazione di questa fascia di età aveva ricevuto una prima dose di vaccino almeno da un paio di settimane, e dunque aveva iniziato a sviluppare una qualche forma di immunità contro il coronavirus.

Agire in fretta. L'effetto è comunque presente, anche se meno marcato, negli altri gruppi di età in cui i livelli di vaccinati non sono altrettanto elevati (per primi sono stati immunizzati i più anziani). Nelle persone tra i 20 e i 64 anni il calo dei decessi è stato del 47%, tra i 65 e i 79 anni del 51%.

Pressato per primo dalla diffusione delle varianti, il Regno Unito ha scelto di velocizzare la campagna vaccinale adottando strategie controcorrente, come distribuire una prima dose dei vaccini al più alto numero possibile di persone a rischio, a costo di ritardare la seconda, e somministrare, in mancanza di alternative disponibili, una diversa tipologia di vaccino al momento del richiamo (strategia di cui si sta ora testando l'efficacia anche con metodo sperimentale).

Vite salvate. Il 10 gennaio almeno un terzo degli over 80% nel Paese aveva ricevuto almeno una dose del vaccino. Oggi il 41% circa delle persone di questo gruppo di età ha anticorpi contro il SARS-CoV-2 e quindi qualche livello di immunità. Gli effetti della campagna vaccinale iniziano dunque a vedersi, e come previsto il primo dato a calare è quello dei decessi.

Sarà così anche in Italia per le caratteristiche intrinseche della malattia, assai più letale tra gli anziani. Come scrive Lorenzo Ruffino su Pagella Politica, quando nel nostro Paese saranno stati vaccinati tutti gli over 80, la riduzione dei decessi potrebbe essere fino al 60%, quella degli ospedalizzati del 45% e quella delle terapie intensive del 10%.

Merito del lockdown? Altri scienziati britannici sono più cauti nell'attribuire questo successo soltanto al vaccino: il Paese è infatti in lockdown da diverse settimane. Ma negli ultimi giorni c'è stata una più alta riduzione nei ricoveri ospedalieri e nei decessi tra i più anziani rispetto agli altri gruppi di età che potrebbe far ben sperare.

Uno strumento importante. Come sottolineato in un'intervista al Corriere da Andrea Gori, direttore delle Malattie infettive del Policlinico, a proposito di chi rifiuta il vaccino di Oxford/AstraZeneca invocandone uno più efficace, è fondamentale che un vaccino protegga dalle manifestazioni più gravi della malattia, ossia dal ricovero ospedaliero e dal decesso. Le persone per le quali è indicato questo vaccino possono infatto sopportare una forma più lieve di covid, con sintomi simil influenzali.

Oltretutto lo scarto tra le percentuali di efficacia, 65% e 94%, non conta se si punta a vaccinare la maggior parte della popolazione e raggiungere un'immunità di gregge. Peserebbe di più se ad essere vaccinata fosse solo una ridotta fetta di cittadini, ma non è questo il caso.

19 febbraio 2021 Elisabetta Intini
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