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Razzismo e COVID-19: le pandemie che scuotono gli USA

Due crisi, quella endemica del razzismo e quella nuova dovuta al coronavirus, si intrecciano nel Paese agitato dall'uccisione di George Floyd.

Miami, 31 maggio 2020: il razzismo e la covid.
Miami, 31 maggio 2020: il razzismo e la covid. | Shutterstock

Il termine sindemia indica la presenza di due pandemie concomitanti, una sovrapposizione temporale di disastri che si nutrono l'uno dell'altro. Per trovare un esempio di sindemia non occorre andare lontano. La COVID-19 ha esasperato in pochi mesi disuguaglianze da tempo presenti in ogni società, con le popolazioni più vulnerabili costrette a fare i conti con un numero spropositato di morti e contagiati, e con una epidemia di disoccupazione. Dall'altra parte del mondo, la brutale uccisione di George Floyd da parte di alcuni poliziotti a Minneapolis ha riportato in prima pagina le questioni del razzismo epidemico e delle incarcerazioni di massa negli Stati Uniti: la pandemia di covid si è innestata su questa situazione già difficile, con conseguenze esplosive per entrambe le emergenze, sanitaria e sociale.

 

risalita dei contagi. Come sottolinea un articolo sulla versione statunitense di Wired, la covid è ancora attiva in tutti e 50 gli Stati USA, e in alcune parti del Paese, come la Florida, la California e l'Arizona, i casi avevano già ricominciato a risalire a causa di riaperture troppo precoci, sconsigliate dalle autorità sanitarie, e degli spostamenti interni in occasione del Memorial Day, una festività nazionale che cade il 25 maggio. A questo si aggiunge un "pericolo invisibile" legato ai grandi numeri di persone che si sono riversate per le strade, per rivendicare diritti e invocare giustizia, spesso con la mascherina, ma in assoluta prossimità: questi contatti ravvicinati potrebbero contribuire ad allungare le catene dei contagi nelle prossime settimane - senza contare che la covid ha un'alta diffusione nelle carceri, e solo questa settimana la polizia statunitense ha effettuato oltre diecimila arrresti durante le dure manifestazioni che si sono svolte in tutto il Paese.

 

Il male minore. Per i tempi di incubazione del virus e di accesso ai tamponi, gli effetti delle proteste su una situazione già compromessa potrebbero diventare più chiari all'inizio di luglio. Ma nonostante l'argomento covid sia stato spesso agitato in modo strumentale dai pochi oppositori alle manifestazioni, la maggior parte dei partecipanti alle marce - personale sanitario incluso - lo ha fatto in piena consapevolezza dei rischi per la salute, ritenendo il razzismo pervasivo e l'uso della violenza da parte della polizia minacce più gravi del virus, per i cittadini.

 

strettamente legati. Il razzismo non rende i cittadini afroamericani, ispanici, nativi americani solamente più vulnerabili alla violenza e all'incarcerazione per futili motivi. Li rende anche più esposti alla COVID-19: disuguaglianze economiche e malattie pregresse fanno sì che l'infezione risulti più spesso letale per le persone di colore, e l'incidenza dei contagi ha raggiunto proporzioni drammatiche tra gli abitanti della Nazione Navajo. A loro volta la disoccupazione, la fame e il malcontento dovuti alla covid hanno gettato benzina sul fuoco di una situazione sociale già segnata dal pregiudizio e dall'intolleranza. Il razzismo e la COVID-19: due pandemie sinergiche. Una sindemia.

 

11 giugno 2020 | Elisabetta Intini