Salute

Psicologia: esperta, mamma lavoratrice impegnata no svantaggio per bimbi

'In un Paese con sostegno a genitorialità questione Meloni non si sarebbe posta'

Roma, 15 mar. (AdnKronos Salute) - Si può fare il sindaco di Roma e anche la mamma? Una domanda "che non si sarebbe nemmeno posta in un Paese e in una società in cui vengono garantiti supporto e strumenti adatti ai genitori e alla famiglia. E, in generale, occorre ribadire che il fatto che mamma o papà siano impegnati e realizzati anche nell'attività lavorativa, è una risorsa e non uno svantaggio per i bambini". A intervenire nella querelle Meloni-Bertolaso è Mirta Mattina, coordinatrice del progetto di psicologia perinatale all'Ordine degli psicologi del Lazio.

"I figli e le figlie di madri, ma anche padri, coinvolti in una professione impegnativa - dice l'esperta all'Adnkronos Salute - non hanno nessuna difficoltà" rispetto ai bambini con genitori che lavorano di meno. "Anzi, molto spesso il fatto che siano soddisfatti in altri ambiti, oltre quello familiare, è un qualcosa in più per loro. Spesso si evidenzia l'importanza del tempo 'di qualità' da trascorrere con i figli, ma è chiaro che anche la quantità è importante". Però ricercare questa quantità non è compito solo dei genitori: "La cura di un bambino - insiste Mattina - non deve essere una responsabilità solo delle donne, ma deve essere condivisa da tutta la famiglia e soprattutto dalla società".

Non ci sono, dunque, particolari consigli da dispensare alle mamme in carriera, "piuttosto darei un consiglio ai politici", gli stessi che in queste ore si esprimono numerosi sulla vicenda dell'esponente di Fratelli D'Italia 'rispedita al mittente' da Guido Bertolaso come possibile candidata alternativa del centrodestra a sindaco di Roma perché incinta.

E' la politica, infatti, ribadisce la psicologa, "che deve prendere impegni seri perché ci sia un supporto vero alla genitorialità e alle famiglie. Penso a esperimenti di co-working molto interessanti, dove le donne possono lavorare in aree speciali e tenere i figli in uno spazio attiguo; penso ai nidi e agli asili aziendali, alla flessibilità dell'orario lavorativo, anche per l'allattamento, conciliando in questo modo tempi di vita e tempi di lavoro".

"E' chiaro che ci sono ambienti di lavoro in cui i piccoli non posso stare, ma nella maggior parte dei casi - sottolinea - è possibile accogliere i bambini. E' successo persino nei Parlamenti".

"Anche dal punto di vista culturale - evidenzia Mattina - si è diffusa la credenza per cui il mondo dei bambini debba essere nettamente separato da quello degli adulti, invece meno lo è, più ne gioviamo tutti". Insomma, secondo l'esperta, "la responsabilità dei bambini non può e non deve ricadere interamente sulle donne.

Se la società nel suo complesso si prendesse cura della genitorialità, avremmo genitori meno soli e anche meno depressione post partum: molto difficilmente questo disturbo dipende solo dalla personalità della mamma. Bensì dalla solitudine sociale e dal peso di essere schiacciate da una responsabilità non condivisa con nessuno".

15 marzo 2016 ADNKronos
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