Salute

Psichiatria: depressione, 15 geni 'sospetti' potrebbero causarla

Mega-studio grazie a dati di persone che avevano acquistato test genetico on line

Roma, 1 ago. (AdnKronos Salute) - Scoperte per la prima volta 15 regioni del genoma legate alla depressione nelle persone di origine europea. Molte di queste aree sono coinvolte nella regolazione dell'espressione genica e nella nascita dei neuroni nel cervello che si sviluppa. Ma i ricercatori sono arrivati a questo risultato senza sequenziare il genoma di nessuno: hanno invece analizzato i dati condivisi da persone che avevano acquistato i propri profili genetici tramite un servizio online e scelto di partecipare alla ricerca.

Questo - riporta 'Nature Genetics' - ha permesso di sfruttare la potenza statistica di un campione dalle estesissime dimensioni, e i risultati sono poi stati confermati, con metodi tradizionali di genetica, dal team guidato da Roy Perlis di Harvard/Massachusetts General Hospital (Usa).

E' noto che la depressione possa essere ereditata. Tuttavia, prima di questo studio, gli approcci convenzionali 'genome-wide' (cioè di scansione del genoma umano alla ricerca di geni coinvolti nella malattia) non erano riusciti a identificare in modo affidabile i siti cromosomici associata con la malattia nelle popolazioni con radici europee.

La strategia dei ricercatori è stata quella di adottare un campione molto più grande dei precedenti (circa 350.000 persone in tutto) consentendo di volgere uno sguardo più da vicino alle regioni 'sospette': in tutto, Perlis e colleghi hanno trovato 17 varianti genetiche legate alla depressione a 15 aree 'chiave' del genoma.

Gli autori avvertono: anche se i siti del genoma rappresentano ancora solo una frazione del rischio di depressione, i risultati supportano l'opportunità di integrare metodi tradizionali con i dati 'crowd-sourced', cioè provenienti da grandi numeri di persone.

"Speriamo che questi risultati - concludono - aiutino le persone a capire che la depressione è una malattia del cervello, con la sua biologia. Ora arriva il duro lavoro: dovremo utilizzare questi nuovi spunti per cercare di sviluppare trattamenti più efficaci".

1 agosto 2016 ADNKronos
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